Vacanza a Palawan

Tra le oltre settemila isole delle Filippine, Palawan è probabilmente la più selvaggia con le sue foreste vergini, le montagne rocciose, le spiagge isolate e un reef brulicante di vita e colori.
Sulla piantina del planisfero trova posto tra l’isola di Mondoro e la Malesia, confine occidentale del Paese, mostrandosi come una lunga e sottile striscia di terra circondata dal mare, anzi due: il Mar Cinese Meridionale, a nord-est, e il Mare di Sulu, a sud-est. Lunga 450 km e larga 39 nei punti di maggior estensione, è la maggiore dell’arcipelago a cui dà nome (misura 11.785 km²), un insieme di oltre 1760 isolette dallo stesso fascino incontaminato.
Difficile trovare luogo che meglio rispecchi, nell’immaginario collettivo, l’ideale di isola esotica, quella che gli stessi abitanti definiscono “gioiello verde” per la sua varietà di specie vegetali.
E non c’è da stupirsi che il sondaggio di Condè Nast del 2014 l’abbia decretata la più bella isola del mondo: tra acque verde smeraldo lambite da grovigli di mangrovie, palme, alberi di yucca e distese di sabbia bianca, vivono centinaia di specie animali tra i quali anche il coccodrillo delle Filippine, a rischio estinzione.
A Palawan però, c’è un luogo nascosto e misterioso, che più di ogni altro la rende una meta imperdibile il fiume sotterraneo Puerto Princesa, il più lungo al mondo, navigabile per oltre  oltre 8 chilometri che sfilano lungo un complesso sistema di grotte in un anelito di ricongiungimento col mare Cinese tra rocce calcaree e grotte di stallatiti e stalagmiti, dando forma a uno scenario naturale unico tutelato dall’Unesco dal 1999 e annoverato tra le 7 meraviglie naturali del nuovo mondo.
Un tragitto avventuroso, nel perfetto silenzio dell’interno delle cavità, intervallato dallo sgocciolare dell’acqua sul fiume, che conduce fino a Puerto Princesa, un’autentica  “Cattedrale” naturale che tocca gli 800 metri di altezza ed è questa la grotta delle meraviglie.
La visita al fiume sotterraneo dura poco meno di un’ora: si procede silenziosamente sulla barca, quasi completamente al buio; l’unico rumore è quello dell’acqua mossa dalla pertica della guida-barcaiolo, sulla sua testa un faretto che è l’unica luce.
Viene fornita anche un’audioguida multilingue con cuffiette e non si possono fare domande alla guida fino all’uscita dal fiume: è importante rimanere in silenzio per non disturbare i pipistrelli: ce ne sono migliaia, di specie diverse, alcune delle quali si possono trovare solo qui.
Il sito è stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1999 e figura nella lista delle 7 meraviglie del mondo moderno:
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Nelle grotte attraversate dal fiume, la vita esiste da tempo immemore, come ha svelato un fossile di lamantino datato 20 milioni di anni fa scoperto da ricercatori italiani nel 2010. Oggi qui convivono pipistrelli e salangane, una specie di rondine che vive nell’oscurità, evento unico tra i volatili.
Il fiume è inserito in un contesto tutelato, il Puerto Princesa Subterranean River National Park (un tempo noto come St. Paul Subterranean National Park), che comprende foreste pluviali tra le più immacolate dell’Asia Pacifica e rispecchia il ricco ecosistema isolano, marino e montuoso al tempo stesso.
Il parco si raggiunge comodamente dalla capitale dell’isola, Puerto Princesa, piccola cittadina tra giungla e mare, sede dell’aeroporto e di pittoresche attrazioni, come la chiesa blu e il mercato coperto.
E’ possibile partecipare a un tour guidato con navigazione a bordo delle tipiche imbarcazioni isolane, le barche a bilanciere dette banca. Anche la foce del fiume merita una sosta, laddove una grande laguna si fonde nel Mar Cinese Meridionale.