A Palmerston con i Marsters

Con questa news letter inauguriamo oggi una nuova rubrica: andremo infatti a visitare, ogni settimana, alcuni tra i luoghi più insoliti sparsi per il mondo, e sono tanti, perché la terra è piena di piccoli e grandi miracoli della natura, spesso, tra i più difficili da raggiungere.
Ce ne andremo a spasso tra i vari continenti, passando dai mari agli Oceani, alle montagne, alle pianure più isolate, luoghi che pochi hanno visitato.
E questa prima puntata ci porta al centro dell’Oceano Pacifico, in un paradiso ad oltre 2 mila miglia dalla Nuova Zelanda, alle isole Cook, in particolare sull’atollo Palmerston, una pittoresca destinazione formata da un gruppetto di isolotti “legati” tra di loro da una sottile barriera corallina che crea una straordinaria laguna sul versante interno: spiagge bianche, mare cristallino, capanne e poche decine di ospitali abitanti, solo 62 persone, 59 delle quali discendenti diretti di un uomo di nome William Marsters, che ha colonizzato il luogo, residenti che occupano in particolare il più grande di questi isolotti, chiamato appunto Palmerston, (meno di 3 chilometri di diametro), una delle comunità più isolate al mondo.

Luoghi in cui manca una pista di atterraggio per aerei; troppo lontane rispetto al resto del mondo per poter usare un elicottero; impossibili da raggiungere anche con un idrovolante in quanto il mare che li circonda è, come detto, l’Oceano Pacifico che per la verità non è quasi mai pacifico e anzi è piuttosto pericoloso ed è altrettanto pericoloso, sempre parlando di idrovolanti, atterrare all’interno dell’atollo in quanto la barriera corallina è troppo alta e quindi troppo vicina alla superficie dell’acqua.
E allora ci si può arrivare solo via barca, ma con giorni di viaggio (solo un paio da Rarotonga da cui dista oltre 500 chilometri e da cui partono la maggior parte delle imbarcazioni), giorni resi inquieti dall’imprevedibilità delle tempeste. Senza dimenticare che per attraccare con uno yacht privato serve l’aiuto degli abitanti locali, che conoscono i pochi punti dove la barriera crea dei passaggi per le barche.

Le pass di Palmerston, sono poste sul lato sud ovest, poco profonde e impraticabili per qualsiasi tipo di imbarcazione che non sia un piccolo motoscafo. Per questo motivo gli abitanti hanno predisposto una serie di gavitelli posti esternamente alla barriera corallina, sottovento e sempre nel lato sud ovest dell’atollo, ridossati al motu principale.
Sull’isola hanno installato un impianto radio VHF e ricezione AIS, tramite i quali le imbarcazioni desiderose di fermarsi possono contattare le famiglie ospiti in modo che queste ultime possano predisporre la giusta accoglienza e assistenza all’arrivo.

Palmerston è visitata da una nave rifornimento due volte all’anno, ma non è raro per i residenti non ricevere visite per 18 mesi. Proprio per questo gli abitanti dispongono di numerosi e grossi congelatori in cui immagazzinano tutti i generi alimentari sufficienti per 6-8 mesi: dal pane, alla carne, al gelato, tutto ciò che è deperibile.
La comunità vive di pesca e di commercio: pescano, tra gli altri, i pesci pappagallo che abbondano nella laguna dell’atollo e li vendono al mercato di Rarotonga.
Arrivarci, come detto, è un’impresa, ma una volta lì ci si trova in un posto che chiamare da sogno è riduttivo: palme da cocco costeggiano la spiaggia bianca, il mare attorno alla barriera è cristallino e pullula di vita marina.

Sugli atolli non vi sono alberghi dove poter soggiornare e l’usanza è quella di ospitare i turisti presso l’abitazione di una famiglia locale, di solito la prima che si incontra all’approdo. L’etichetta’ prevede infatti che chi arriva venga ospitato e nutrito, ma da parte loro i visitatori dovrebbero sempre portare con sé rifornimenti o regali: nell’isola non si usa infatti il denaro, (che serve solo per gli acquisti dalle navi rifornitrici) e gli abitanti barattano i beni di prima necessità.
Un posto da sogno alla fine del mondo, abbiamo detto, dove il turismo di massa non è arrivato e non potrà probabilmente arrivare nemmeno in futuro: la meta ideale per chi vuole staccare completamente la spina, almeno per un po’.
Le Isole Cook si possono raggiungere con un volo da Los Angeles, Auckland o Sidney, che atterra a Rarotonga e da li, in barca, per due, tre giorni di viaggio, sino a questa fantastica meta.
Le Cook sono state scoperte nel 1774 dal capitano Cook (da cui le isole prendono il nome appunto), ma si è arrivati sull’isola tre anni dopo, precisamente il 13 aprile del 1777: Cook la trovò completamente isolata, disabitata, anche se furono scoperte alcune tombe antiche.
Quasi 100 anni più tardi, nel 1863, William Marsters, carpentiere di una nave, approdò sull’isola con due mogli polinesiane, alla quale ne aggiunse poi una terza. E con loro, Marsters generò una grande famiglia di circa 23 bambini, i cui discendenti oggi abitano sull’isola: nel 1954, alla famiglia è stata concessa la piena proprietà dell’isola, la cui difesa è affidata alla Nuova Zelanda.
Tre rami della famiglia Marsters rimangono ancora oggi a Palmerston: ognuno di questi discende da una delle tre mogli di William, ma il matrimonio all’interno di un gruppo familiare è vietato: tutti comunque si chiamano Marsters e per loro, unica isola dell’arcipelago, l’inglese è la lingua madre.
Un vero e proprio paradiso tropicale terrestre, uno scenario estasiante per gli occhi, fatto di un mare limpido e cristallino, spiagge bianche, alberi, palme e capanne. Insomma, quando ci capita di immaginare un’isola deserta nella nostra mente ci appaiono immagini facilmente riconducili, seppur inconsciamente, all’isola di Palmerston.
Nonostante ciò, come prevedibile, si tratta di un luogo lontano dai classici comfort a cui siamo generalmente abituati: è possibile trovare appena due toilette su tutta l’isola mentre l’acqua che viene bevuta è quella piovana.
L’energia elettrica e altre utilità moderne sono disponibili sull’isola, anche se per poche ore al giorno.
Una volta arrivati e preso alloggio, non c’è pericolo di venire disturbati: sull’atollo ci sono solo 2 telefoni, 6 ore al giorno di elettricità e 4 ore di accesso a internet!
La barriera corallina è abitata da molluschi e pesci, da ammirare anche le numerose tartarughe marine e la moltitudine di uccelli rari.
L’economia non è molto ricca perchè l’estrema lontananza dell’isola produce un mercato difficile da mantenere.
La comunità di Palmerston è molto tranquilla ed ospitale, e conduce una vita molto semplice, lontana dalla frenesia e dai ritmi incalzanti a cui siamo ormai abituati a vivere: la vita sociale si svolge attorno alla chiesa e alla preparazione di cibi e pasti da consumare insieme: uno svago, l’arrivo, saltuario, di pochi e coraggiosi turisti, per i quali l’atollo è ben più di un paradiso.