Il Popolo delle acque smeraldo

Ancora un appuntamento per conoscere alcuni tra i luoghi più insoliti del nostro mondo, insoliti, ma non per questo meno interessanti di quelli che vi abbiamo già presentato nelle scorse settimane e altri, che troverete sulla nostra pagina anche prossimamente.
Dopo l’arcipelago di Palmerston, nell’Oceano Pacifico, tra Australia e Nuova Zelanda e la freddissima Ojmjakon, nella Siberia russa, ci trasferiamo oggi in America, a Supai, un villaggio situato all’interno del Grand Canyon, nella Contea di Coconino, in Arizona, considerato il luogo più remoto tra le città e i villaggi dei 48 Stati che formano gli Stati Uniti d’America.
La cittadina si trova a 13 Km dalla strada più vicina e l’unico accesso è un sentiero, l’Havasupai Trail, percorribile a piedi o a dorso di mulo; eccezionalmente è raggiungibile anche con elicottero, non esistono auto nella comunità.
Havasupai significa “Popolo delle Acque Verdi e Blu” in riferimento alle quattro bellissime cascate che si trovano lungo il torrente Havasu e che servono come fonte d’acqua per la  comunità.
Secondo il censimento del 2010, Supai ha una popolazione di 208 persone, con un’età media di 24,8 anni alle quali, tra  le tante altre stranezze del loro vivere quotidiano, è anche la consegna della posta, che richiede almeno una settimana di tempo, in quanto la United States Postal Service, per effettuare le consegne da Bullhead City, utilizza carovane di muli. Inoltre, e questa è un’informazione che potrà interessare i collezionisti, tutta la posta in partenza da Supai ha uno speciale francobollo che indica che è stata trasportata a dorso di mulo.

La cittadina, se così possiamo chiamarla, si trova a 974 metri sul livello del mare; è la capitale dell’Havasupai Indian Reservation: il suo codice postale è 86435 e il suo prefisso telefonico il 928. La comunità più vicina alla Riserva è Peach Springs, 64 miglia a sud-ovest da Hualapai Hilltop.
Le caratteristiche geografiche notevoli del luogo, includono “Il grande pollice”, Long Mesa e Tenderfoot Mesa, che convergono sull’altopiano del Coconino, all’estremità sud del villaggio.
Il canyon di Havasu (Cataratta), ora sede permanente della tribù indiana di Havasupai, è noto a livello internazionale per la sua acqua blu e le spettacolari cascate adornate con colonne di travertino, mensole e gonne.La topografia delle aree dell’altopiano varia da rotolamento, da pendii dolci, a scarpate di affioramenti del calcare di Kaibab.
Il popolo Havasupai, o Havasuw `Baaja, sono i guardiani tradizionali del Grand Canyon: legati allo Yuman, gli Havasupai hanno fin dall’inizio abitato il Grand Canyon e i suoi dintorni.
Ad attrarre i turisti, quei pochi che sono riusciti a visitarlo, per la lontananza e per le difficoltà ad ottenere il permesso di ingresso, è l’acqua:  fiumi, cascate e piscine naturali d’acqua turchese che ne compongono il panorama.
E a proposito di cascate, si può iniziare a conoscere questo straordinario luogo, iniziando una delle più belle cascate della zona, dalla Navajo Falls, la prima che s’incontra dopo circa mezzo miglio di distanza dal villaggio di Supai, formata dal fiume Havasu Creek. E’ alta circa 75 piedi, poco meno di 23 metri, ed è caratterizzata da una grotta nascosta, da formazioni rocciose e abbondante vegetazione.
Alla sua base si è formata una piscina dove è possibile fare il bagno: purtroppo, dopo l’alluvione del 2008, il ruscello  che porta l’acqua, ha cambiato leggermente il percorso,ma  rimane un ‘ottima scelta in solitudine rispetto alle più famose Havasu Falls e Mooney Falls.
Le cascate simbolo di Havasupai, le più fotografate e conosciute, sono però le Havasu Falls. Queste si trovano un altro mezzo miglio dopo le Navajo Falls, sono alte circa 100 piedi, quasi 31 metri:  l’acqua si tuffa in una piscina d’acqua azzurra turchese, tra le scogliere di travertino color arancio intenso in un’oasi nel deserto di straordinaria bellezza, e nel suo proseguo, l’acqua forma diverse piscine e piccole cascate.
Anche qui è possibile fare il bagno e l’acqua, per tutto l’anno, ha una temperatura media di circa 20  gradi. Dopo il bagno, ci si può rilassare nell’area circostante all’ombra di vari alberi: questa, è forse la cascata che è cambiata di più negli anni, dopo l’alluvione, anche se resta sempre uno spettacolo della natura.
Superate le Havasu Falls, dopo circa mezzo miglio abbondante, subito dopo il campeggio ecco una terza cascata, le Mooney Falls. Per raggiungerle è necessario percorrere un ultimo tratto di strada, piuttosto pericoloso: bisogna scendere lungo la roccia, passando in uno stretto tunnel per poi scendere attraverso dei gradini ,con l’aiuto di una corda d’acciaio. Il nome alle cascate fu dato per ricordare un minatore, che cadde proprio lungo questa discesa.
Le Mooney Falls sono le più alte di Havasupai , dai suoi 190 piedi, quasi 60 metri d’altezza e l’acqua, cadendo, ha formato, alla base, una perfetta piscina blu, dove anche qui è possibile fare il bagno.
Ed eccoci infine all’ultima tappa, alle Beaver Falls, una serie di cascate dove confluiscono Beaver e Havasu Canyons: si trovano a 3 miglia dalle Mooney Falls, lungo il corso del fiume e per arrivarci, è necessario arrivare ad una corda con cui ci si deve arrampicare per circa 8 metri, in una difficile salita. Dalle Beaver è possibile continuare per circa 10 km fino ad arrivare al Colorado River.
Uno spettacolo straordinario, unico, abbiamo detto, che solo pochi hanno potuto vedere e ammirare, anche perché il rilascio dei permessi è difficile e le richieste sono moltissime. Basti pensare che nel 2018 i permessi prenotati e rilasciati per l’intero anno, sono andati esauriti nel giro di poche ore dopo l’apertura degli uffici.
Questo perchè al fine di mantenere la bellezza incontaminata di questo paradiso, la tribù Havasupai limita la quantità di visitatori.
L’ingresso alla riserva Havasupai è subordinato al consenso del turista nei confronti della giurisdizione civile e della giurisdizione civile della tribù.
Ai visitatori viene chiesto di preservare la magnificenza di Havasupai e di rispettare le loro risorse naturali che contribuiscono alla loro direzione spirituale: a tutti viene chiesto di lasciare liquori, droghe, armi e animali domestici a casa e di portare i loro rifiuti fuori dal canyon.
Il modo migliore per raggiungere Havasupai è dall’autostrada 66, sei miglia a est di Peach Springs, sulla Indian Route 18, una strada di 64 miglia fino all’Hualapai Hilltop: il percorso per arrivare al villaggio di Supai è un’escursione di difficoltà moderata, non tanto per la difficoltà del percorso, quanto per la sua lunghezza: 13 km (16 km fino al campeggio), il trail all’inizio scende in una ripida discesa a tornanti al fondo del canyon per circa 1 miglio e poi è pianeggiante fino al villaggio.
Il sentiero è roccioso e a tratti leggermente sabbioso, non è segnalato da cartelli o cairns, ma è semplice da seguire: è tuttavia necessario indossare scarpe da trekking e portarsi una buona quantità di acqua per il tragitto. Viste le temperature molto alte, soprattutto nei mesi estivi, il consiglio è di partire al mattino, all’alba e di caricare lo zaino solo con il minimo indispensabile.
Come tempistica bisogna mettere in conto circa 3 ore di cammino, solo fino al villaggio, da dove è poi necessario proseguire per altri 3, per chi deve arrivare al campeggio.
Ecco un riassunto delle distanze delle distanze:
Hualapai Hilltop a Supai, 13 chilometri;
Supai al campeggio, 3 chilometri;
Campeggio a Mooney Falls, 800 metri;
Mooney Falls Colorado River 13 chilometri.
Vi è tuttavia l’opportunità di raggiungere e tornare da Havasupai con l’elicottero, ma non è possibile prenotarlo in anticipo, bisogna registrarsi all’arrivo sul posto e attendere il proprio turno. Il servizio è operato dalla compagnia Airwest Helicopter of Arizona, per info 623-516-2790
I voli iniziano dalle 10 del mattino e terminano alle 13, ogni corsa dura circa 5 minuti, ma non bisogna dimenticare che i primi voli sono sempre dedicati, per priorità, ai membri della tribù e per la spedizioni di rifornimenti. Il servizio non è attivo sempre, ma solo alcuni giorni della settimana in base al periodo dell’anno
Havasupai nel linguaggio dei nativi significa “Popolo delle acque smeraldo”: questa tribù ha sempre vissuto nella zona del Grand canyon e dell’Arizona nord da oltre 1000 anni, praticando agricoltura nel canyon e caccia sugli altipiani fino nel 1882, quando fu costretta dal governo federale ad abbandonare la propria terra.

Solo verso la fine del 1975, è riuscita a recuperarne una parte e circa 600 persone vivevano in quest’incantevole luogo, a ridosso del bordo occidentale del South Rim del Grand Canyon, nel villaggio di Supai, nel profondo Havasu Canyon dove, la loro economia ora è basata soprattutto sul turismo.
Havasupai Indian Reservation è sicuramente una delle zone più remote del Grand Canyon, fuori dei classici percorsi turistici e il fatto di non essere molto semplice da raggiungere gioca a vantaggio del luogo ancora incontaminato, anche se dopo l’alluvione dell’agosto 2008, il luogo ha subito molti danni e quindi il tutto è stato un pò modificato.
Havasu Canyon è un ambiente fragile ed è soggetto a inondazioni improvvise. Alcune aree del canyon sono off-limit per i visitatori a causa di continui lavori di riparazione o per le condizioni del terreno instabili. L’ingresso al canyon può venire chiuso in qualunque momento durante l’escursione e i visitatori si assumono tutti i rischi mentre sono nella riserva.
Per dormire sono disponibili alloggi e strutture di campeggio.
Il sito web della tribù Havasupai:
http://theofficialhavasupaitribe.com/
Per prenotare la visita:
www.havasupaireservations.com