La città della follia

Non è certamente una meta turistica, e non è nemmeno un sogno, anzi, forse è addirittura un incubo, ma esiste: costruita ai piedi di un maestoso ghiacciaio delle Ande, il Nevado Ananea Grande o Bella Durmiente, “la Bella Addormentata”, a 5300 metri sul livello del mare, in Perù, si sviluppa la cittadina di La Rinconada, una delle città più isolate del mondo, il cui unico accesso è una stretta stradina di ghiaia, ghiaccio e rocce, costruita sul fianco ripido della montagna.
A sentire gli epiteti, sembrerebbe un fantasy Disney dai contorni fiabeschi: l’Eldorado di Ghiaccio, il Ghiacciaio d’oro. Il vero nome, quello umano, è, come detto, “La Rinconada”. Quello disumano, è “follia”.

Il viaggio per arrivarci può durare anche diversi giorni. Pur non essendo, come detto, una meta turistica per via della sua posizione e del clima rigido, oltre al fatto di non aver niente di bello da mostrare, è decisamente unica: quanti l’hanno visitata nel corso di un viaggio nel Paese Andino, probabilmente non la dimenticheranno facilmente.
Partiamo dal clima, che non è sicuramente invitante: le temperature scendono al di sotto dello zero per quasi tutto l’anno e anche quando splende il sole, i gradi  sopra lo zero sono decisamente molto pochi. 
Parecchi anni fa nel ghiacciaio furono scoperti ricchi giacimenti di oro, e la “corporaciòn” che ne prese la gestione selezionò, all’inizio, un piccolo gruppo di indigeni, scegliendo coloro che, in base ad esami genetici, dimostrarono una spiccata predisposizione per resistere alle condizioni di quelle altitudini, ovvero una scarsissima ossigenazione dell’aria.

Ed è così che il villaggio attuale fu fondato.
Ancora oggi, nella montagna, sono presenti filoni auriferi di buona resa (da 12 a 15 PPM cioè grammi d’oro per tonnellata di roccia estratta), il cui sfruttamento, anche a causa del recente forte aumento del prezzo dell’oro, ha attratto lavoratori da tutto il Perù meridionale e portato ad una crescita vertiginosa della popolazione che si aggira, nel 2015, ultimo rilevamento statistico, oltre i 50 mila abitanti.
Oggi questa città rende il Perù l’ottavo Paese al mondo per esportazione dell’oro, con 3 tonnellate l’anno, e questo è un dato alla portata di tutti. Il dato un po’ meno diffuso, è il modo in cui nella Rinconada si vive e si lavora.
E partiamo dai lavoratori. Iniziano a lavorare entro i 10 anni, con il peso addosso della condanna a vivere e morire senza speranze in un totale annichilimento, in uno stato di totale sofferenza e degrado.

Per loro non esiste assicurazione e pensione; non esiste elettricità; non esiste acqua corrente; non esistono fognature; non esistono scuole; non esiste riscaldamento e, ovviamente, non esiste cultura; c’è solo un piccolo ospedale e una palazzina adibita, per quel è possibile in una situazione del genere, a municipio.
A La Rinconada tuttavia, c’è anche qualche svago: gli abitanti si ritrovano spesso nei locali creati per loro e organizzano anche partite di calcio.
Ma soprattutto aspettano l’occasione della vita, quella di avere la fortuna di trovare un pezzo d’oro che possa renderli ricchi e fargli lasciare quell’inferno sulla terra.
La cosa più incredibile infatti è che, nella improbabile attesa di diventare ricchi, i minatori non hanno uno stipendio, non vengono pagati: il metodo di retribuzione si chiama Cachorreo.
In sostanza, ogni 30 giorni, viene permesso loro di scavare per tre ore di fila e tutto quello che il minatore trova, lo può portare a casa.
Il problema è che se gli uomini in quelle tre ore non trovano nulla, niente cambia:  hanno lavorato gratis, e la corporaciòn ringrazia.
E ora il lavoro. Stiamo parlando di una miniera in un ghiacciaio, dove le gallerie d’accesso hanno temperature che scendono fino a -20 gradi e il metodo più comune per recuperare energie è masticare foglie di coca.
Gli uomini che vivono a La Rinconada camminano per mezz’ora ogni giorno per raggiungere le miniere, ricche di gas pericolosi e con una bassa quantità d’ossigeno (le donne non sono ammesse al loro interno: svolgono lavori domestici e di artigianato).
Come se non bastasse l’impressionante tossicità provocata dal quotidiano ricorso al mercurio, indispensabile per separare l’oro, ma utilizzato senza alcun criterio umano, provoca danni irreparabili alla salute degli uomini e delle donne che vivono e lavorano nella città.

Per recuperare l’oro infatti, la roccia scavata viene fatta evaporare nei forni, per cui tutti respirano a pieni polmoni aria terribilmente inquinata, che causa malattie mortali, deformazioni, cecità. Senza dimenticare l’inquinamento di fiumi e torrenti di tutta la zona. Come se non bastasse, non essendoci fognature, la città vive in mezzo ad escrementi, con un fetore nauseabondo.
Ma chi sono questi “dannati dell’oro”?
Nessuno lo sa: quasi tutti sono senza documenti; molti sono profughi; altri sono ricercati, forse terroristi.
Ma soprattutto sono indigeni, gli unici per i quali tutto sommato La Rinconada può essere quasi una normalità.
Così come è normale che non ci siano soldi, tutto si paga in oro.
Anche il pane, anche il sesso.