Pietre che . . . camminano

Tra i tanti paesaggi naturali che possiamo ammirare nel mondo, ce n’è uno che ha davvero dell’incredibile: siamo negli Stati Uniti, nella Valle della Morte in California, un luogo dove, tra i tanti siti impervi, si trova la Racetrack Playa, una valle dove le pietre… camminano da sole!
Tradotto dall’inglese-The Racetrack Playa, o The Racetrack, è una scenografica caratteristica del lago con “pietre da vela” che inscrivono impronte lineari “da pista”: si trova sopra il lato nord-occidentale della Death Valley, nel Death Valley National Park, nella contea di Inyo, in California.
Questi massi delle dimensioni più o meno grandi, si spostano senza che nessuno le tocchi lasciando una scia che descrive il loro movimento.
La playa è il fondo di un antico lago ed è composta di fango asciutto; per anni studiosi e geologi hanno provato a spiegare lo strano fenomeno e pare siano riusciti anche a trovarla: in particolari condizioni atmosferiche, pioggia e nebbia rendono il fango umido e il vento trascina in giro queste pietre. Ecco spiegato direte!

E invece no.
In realtà le scie hanno percorsi molto particolari, con improvvisi cambi di direzioni e allora ci si chiede ancora: come fa il vento a girare in circolo e riportare le pietre al loro punto di partenza?
Come fanno a zigzagare?
E perché poi, alcune pietre vicine seguono percorsi differenti? Il mistero non è per niente svelato!
Lo spostamento delle pietre ha inizio in genere ogni 2-3 anni e può proseguire anche per 3-4 anni. Le pietre che presentano la parte inferiore ruvida compiono percorsi rettilinei, mentre le pietre che presentano la parte inferiore liscia tendono a deviare la loro traiettoria. Talvolta, durante il loro movimento, le pietre possono girarsi, offrendo al contatto con il suolo una faccia differente.
La lunghezza e la direzione dei percorsi sono abbastanza variabili: pietre che hanno iniziato il loro movimento contemporaneamente possono seguire percorsi differenti e pietre della stessa forma e dimensione possono percorrere distanze differenti.
Molte pietre mobili della Racetrack Playa iniziano il loro percorso da un alto pendio di dolomite scura a sud della valle, mentre altre pietre mobili sono costituite da rocce ignee provenienti da pendii vicini (molte delle quali sono formate da sienite rossiccia ricca di feldspati).I solchi scavati dal movimento delle pietre hanno in genere una lunghezza che può variare da pochi metri fino a qualche decina, una larghezza variabile tra 8–30 cm e una profondità inferiore a 2,5 cm.
I geologi Jim McAllister e Allen Agnew registrarono il fenomeno delle pietre mobili nel 1948. Una descrizione più dettagliata fu fornita successivamente dai naturalisti del National Park Service.
Secondo il geologo George M. Stanley, che nel 1955 pubblicò uno studio in proposito, l’azione del vento non sarebbe da sola in grado di muovere le pietre, (alcune pesano infatti più di un uomo), per cui ha ipotizzato che lo spostamento sia agevolato dalla formazione di un sottile strato di ghiaccio.
Nel maggio del 1968, Bob Sharp e Dwight Carey iniziarono un programma di monitoraggio dei movimenti di 30 pietre mobili durato sette anni, nel quale ogni pietra monitorata fu identificata da un nome.
La più piccola (“Nancy” o “pietra H”) aveva un diametro di 6,35 cm, mentre la più grande pesava 36 kg. Fu monitorata anche una pietra di 320 kg (“Karen” o “pietra J”), che però non subì movimenti durante tutto il periodo di monitoraggio.
Alla fine del programma fu osservato che 28 delle 30 pietre monitorate avevano continuato il percorso già iniziato prima del monitoraggio: la distanza cumulativa più lunga, pari a 262 m, era stata percorsa da “Nancy” (o “pietra H”), la più piccola del gruppo.
Dalle ricerche svolte nel 1995 da alcuni fisici è stato evidenziato che, nelle zone in cui avviene il fenomeno, il vento può raggiungere i 145 km/h durante le tempeste invernali e ciò sarebbe la causa dell’inizio del moto delle pietre, che sarebbe successivamente sostenuto da venti di velocità più moderata (infatti, la forza necessaria per mantenere il moto delle pietre equivale a metà di quella necessaria per dare avvio al loro movimento).
In uno studio pubblicato nell’agosto 2014 alcuni ricercatori hanno documentato, tramite GPS e fotografie a passo uno, un movimento di oltre 60 rocce avvenuto il 10 dicembre 2013, alcune delle quali hanno percorso 224 metri in successivi movimenti fino al gennaio 2014. Secondo lo studio non sono i venti più forti a spostare le pietre, ma venti deboli che spostano sottili lastre di ghiaccio in fusione fluttuanti sul fango insieme alla pietra.
La Racetrack Playa, piatta come un tavolo da biliardo e lunga 4,5 chilometri, è occupata da qualche centinaio di rocce. Alcune sono piccole come palle da baseball, altre arrivano a pesare più di 300 chili. Anche le scie lasciate dai massi sono molto diverse: alcune molto corte, altre lunghe il doppio di un campo da calcio; altre ancora a zig zag.
La Playa, come detto, si trova nel cuore della Death Valley a 1100 metri sopra il livello del mare: non è raro, quindi, che le temperature notturne precipitino sotto lo zero e che l’acqua piovana che si raccoglie nel lago, ghiacci.
Per capire meglio le dinamiche del fenomeno, nel 2011 un gruppo di geologi guidati da Richard Norris della Scripps Institution of Oceanography (California) ha “infiltrato” nella Racetrack Playa 15 massi equipaggiati con unità GPS attivate dal movimento, monitorati costantemente da una stazione meteo ad alta risoluzione e telecamere time-lapse.
Dopo un paio d’anni, nel dicembre 2013, mentre la Playa era coperta da circa 7 centimetri d’acqua, con lo strato superficiale ghiacciato, è successo qualcosa: in una bella giornata di sole, intorno a mezzogiorno, il ghiaccio ha iniziato a creparsi, producendo i classici rumori da “vetro rotto”. Poco dopo, le rocce hanno iniziato a muoversi.
Affinché le rocce si muovano, occorre che si verifichino alcune circostanze concomitanti. La Playa deve essere ricoperta di uno strato d’acqua piovana (o di neve sciolta) abbastanza alto da ghiacciare d’inverno, e abbastanza basso da lasciare le rocce scoperte. Quando di notte il termometro cala, e la superficie dell’acqua congela, il ghiaccio deve avere uno spessore di 3-6 millimetri.
Al calore del sole il ghiaccio si rompe in grandi pannelli fluttuanti, che trascinati dal vento si muovono su quel poco di acqua e fango che rimane, spingendo le rocce lungo la Playa. I massi, a contatto con la terra, graffiano la superficie del suolo lasciando dietro di sé le famose scie.
Traiettorie e velocità sono determinate dal vento: in genere le pietre si muovono compiendo anche fino a 5 metri al minuto, spinte da venti che soffiano fino a 16 chilometri orari. Le rocce seguite dai ricercatori sono rimaste in moto da pochi secondi a 16 minuti; alcune si sono mosse anche di 224 metri, e in un caso se ne sono spostate 60 contemporaneamente.
“So che alcuni apprezzavano il mistero e rimarranno delusi dalla scoperta – ha ammesso Norris – ma è un processo affascinante, e in un certo senso spero che ci sia ancora molto da scoprire”.
Per esempio, è ancora da chiarire come facciano a spostarsi le rocce più grandi, che nessuno è ancora riuscito ad osservare in movimento.
E il mistero, se di mistero si tratta, rimane ancora tale.