Dallol, psichedeliche visioni

Dallol, o meglio, il campo idrotermale di Dallol, si trova nella parte più remota della depressione di Danakil, nella regione dell’Afar, in Dancalia, nel nord-est dell’Etiopia.
E’ considerato uno dei posti più inospitali della terra, una landa salina, desertica, risultato dell’esplosione di una “camera magmatica” posta sotto un importante deposito di sale lasciato dopo che il mar Rosso si era ritirato da questa depressione, dove le temperature superano spesso i sessanta, settanta gradi, un  vero e proprio forno.
Nella lingua afar, “Dallol” significa “disciolto”, in riferimento alle molte sorgenti acide che spesso diventano trappole mortali per animali e uomini.

Di fatto è un vulcano, che come i numerosi altri vulcani della zona è il risultato dell’allontanamento della placca araba dalla placca africana, con la creazione, in prospettiva, di un nuovo fondale marino in estensione dal Mar Rosso: l’ultima eruzione, di tipo freatica, risale al 1925.
L’area comunemente riferita al vulcano Dallol contiene tra le altre ”attrazioni”, se così vogliamo chiamarle, La “montagna” di Dallol, larga 1,5 x 3 km, (che si erge a circa 50 m sopra il grande lago salato), vicino al confine con l’Eritrea, mentre nelle vicine sorgenti calde, non sono assolutamente da perdere, il Lago Giallo e la Montagna Nera con il Lago Blu: di quest’ultimo si dice che sia il cratere di un’esplosione provocata da un’eruzione idrotermale nel 1926.

Si tratta, come detto, di uno dei punti più caldi e bassi della terra, un universo minerale di sorgenti geyseriane che producono stupendi laghetti con incredibili concrezioni e cristalli di cloruri di potassio, sodio e magnesio dai colori psichedelici, in un intenso odore di zolfo, con temperature vicine, a volte, anche ai 100 gradi: il vulcano ha anche costruito una distesa di guglie dalle diverse forme e dimensioni e dai colori intensi, quasi a formare una città fantasma e fantastica di roccia.
Ai suoi bordi, inoltre, sorgono molti camini delle fate e con il sale della depressione che si mischia ai minerali vulcanici, come lo zolfo, riesce a creare formazioni cristalline uniche al mondo.
Ma a rendere l’idea, l’aspetto di questo straordinario luogo, più che le parole, possono le foto del servizio.
La regione non è ancora tutelata come parco nazionale e oggi, solo il suo isolamento la protegge dai visitatori, anche se un progetto di parco è allo studio. Non bisogna infatti dimenticare che oltre alle difficoltà insite nel territorio, la regione è stata poco visitata soprattutto a causa della guerra tra Etiopia e Eritrea; ancora oggi scontri e incursioni sono frequenti e le eventuali visite turistiche sono, al momento, sconsigliate.
Già i primi colonizzatori attraversarono la regione nel XVII e XVIII secolo. Ma l’inospitalità della depressione, il calore insopportabile che vi domina e i pericoli del territorio, (vasche acide, emanazione di gas tossici), non hanno favorito le spedizioni nei dintorni del cratere: solo nel 2001 la zona è stata resa oggetto di visite guidate.
Vi si notano poi ingiallimenti permanenti di vaste zone del terreno a causa dei gas sulla superficie degli stagni acidi, con concrezioni a forma di spugna formate da cristalli di sale o emissioni di goccioline di acqua calda con strani gorgoglii.

Le formazioni di camini delle fate, composti di sale formano i rilievi del cratere, dando al vulcano un aspetto insolito. Queste formazioni geologiche si sono formate quando il Mar Rosso inondò a più riprese la depressione, molte migliaia di anni fa. Le evaporazioni successive dell’acqua marina, hanno creato dei depositi salini imponenti, in parte costituite da colonne di soda.
Durante il periodo coloniale, questi depositi vennero sfruttati dalla Compagnia Mineraria dell’Africa orientale, la Comina del Gruppo Montecatini, il cui commercio di cloruro di potassio veniva avviato al piccolo porto di Mersa Fatima, sul Mar Rosso, a mezzo di una decauville.

La produzione raggiunse un picco nel corso della Prima guerra mondiale, quando le Potenze della Triplice Alleanza non poterono più approvvigionarsi di potassa, prodotta nei giacimenti tedeschi di Staßfurt. Lo sfruttamento è ormai cessato da molti anni, e Dallol, come abbiamo detto, è attualmente meta di un turismo di élite, affascinato dalle desolate distese dai mille colori della Dancalia.