In piedi sul “bullone”

Spesso la natura si diverte, o si è divertita, a creare luoghi e situazioni fuori dalla norma, incredibili e noi ormai, con la nostra rubrica “. . . forse un sogno”, lo abbiamo accertato e documentato più volte.
In Norvegia, ad esempio, dove siamo questa settimana, la natura ne ha creato uno tra i più adrenalinici del pianeta, risalente addirittura all’era glaciale: stiamo parlando del Kjeragbolten, un grosso masso cuneiforme di 5 metri cubi di pietra, incastrato, da almeno 50 mila anni, in un crepaccio tra le montagne di Kjerag, nella contea di Rogaland, in uno dei tanti fiordi del Paese scandinavo.
Ma non si tratta solo di un semplice “sasso” da vedere, è anche da vivere e qui sta l’effetto adrenalinico.
Prima di tutto il luogo: Kjerag o Kiragg, è una montagna del Sud della Norvegia, situata nel comune di Forsand, nel Ryfylke, come detto, nella contea di Rogaland, una destinazione molto popolare per gli escursionisti che visitano il Paese scandinavo, oltre che per il “sasso”, per la sua vista sul Lysefjord – il fiordo della luce per il colore candido delle rocce granitiche – e la sua scogliera ripida che lo rende un luogo ideale per base jumping.

La montagna del Kiragg è alta 1110 metri sul livello del mare e al di sotto del Kjeragbolten, conosciuto anche come “Kjerag Boulder” o “Bullone”, oltre mille metri più in basso, il bellissimo Lysefjorden: ma in pochi se ne accorgono quando sono lassù, la paura di guardare al di sotto è davvero troppa.
Si tratta infatti di un’avventura estrema, una delle più adrenaliniche mai esistite sul pianeta, cose che possono fare soltanto i pazzi o comunque i più coraggiosi, soprattutto coloro che non soffrono di acrofobia – paura dell’altezza – di vertigini.
Ed eccoli, nelle nostre fotografie, i coraggiosi, in bilico sul Kjeragbolten, il “bullone”, per poi levare le braccia al cielo con il cuore che batte a mille e attendere il click della foto e immortalare l’epicità dell’azione.
E’ uno dei siti d’avventura più famosi al mondo, quelli che, come detto, spaventano anche i più indomiti: la roccia è comunque stabile, incastrata alla perfezione, e (in teoria), non si rischia nulla, ma il senso della vertigine può giocare brutti scherzi.
Il posto è anche meta di molti base jumper:  qui ha ballato anche Matt Harding in uno dei suoi video, che molti ricorderanno per il fenomeno web “Where the hell is Matt”.

Il Kjeragbolten si raggiunge in poche ore partendo da Stavanger, direzione Lyseboth da dove, una stretta strada con ben di 27 tornanti porta ai mille metri di dislivello.
Una volta arrivati, manca ancora un bel po’ di strada per raggiungere il “bullone”, una camminata di circa 10 km per arrivare a pochi metri dal “sasso”,  un  percorso ben segnalato che tuttavia presenta anche delle parti scoscese e pericolose, dove sono state predisposte delle catene metalliche che fungono da mancorrenti e aiutano a non perdere l’equilibrio e a non rischiare di scivolare.
Altra difficoltà che si incontra è il clima, che può cambiare improvvisamente: il vento forte e la pioggia possono rendere molto più difficoltoso il sentiero, poichè la roccia in questa zona è molto liscia.
E comunque il “bullone” può essere raggiunto solo nei mesi estivi, poichè in inverno è impraticabile a causa del ghiaccio: l’accesso poi, è consentito solo ad escursionisti con un’attrezzature adeguata.

Ed eccolo, finalmente, il Kjeragbolten: una volta arrivati è il momento in cui si scopre chi ha più coraggio. Molti sono infatti gli avventurosi che hanno intrapreso il lungo e scomodo viaggio per vivere questa straordinaria emozione, ma una volta arrivati, alla vista di quanto dovrebbero affrontare, decidono di limitarsi a guardarlo da lontano, lasciando l’impresa ad altri.
Tuttavia sono comunque tanti, uomini, donne, che si sono cimentati dell’impresa, portandosi a casa un ricordo che dura una vita.
Ma anche quanti non  hanno avuto il coraggio di salire sul “bullone”, non se ne sono tornati a mani vuote o delusi: curve a camminata sono infatti valsi comunque la pena di essere percorsi, dato che lo spettacolo a cui si assiste dalla cima della montagna, è unico, da rimanere incantati.
Ma come è finito in quel crepaccio il Kjeragbolten?
Durante le ere glaciali, la Norvegia era completamente ricoperta dal ghiaccio con la Regaland adagiata su una placca tettonica debole, che ha permesso al fiume di scavare il fiordo attraverso le montagne di arenaria circostanti.
L’acqua di fusione ha scavato e riempito la valle oltre venti volte poiché i letti dei fiumi si erano trasformati in valli a forma di U durante le ere glaciali e in valli a forma di V fra un’era glaciale e l’altra.
Sino a che dopo l’ultima, il riscaldamento globale ha causato un innalzamento dei livelli dei mari, allagando i fiordi e facendo affiorare questo macigno, intorno al 50.000 a.C. .
A seguito dello scioglimento dei ghiacciai norvegesi, si è verificato un rimbalzo post glaciale sulle rocce sottostanti le quali, non essendo più sottoposte al peso del ghiaccio, hanno cominciato ad espandersi: nel caso del Kjeragbolten, il rimbalzo è stato più veloce dell’innalzamento del livello del mare ed ha incastrato così il masso nella sua posizione attuale.

Per chi avesse tempo e fiato, l’escursione al Kjeragbolten, potrebbe rappresentare solo la metà del viaggio: sul versante opposto del fiordo, c’è il Preikestolen, chiamato anche “la roccia del pulpito”, una falesia di granito alta 604 metri, un terrazzo quadrato di 25 metri per lato e che termina anch’essa a strapiombo sul Lysefjord
L’attacco al sentiero per salirvi è a pochi km dall’abitato di Jorpeland e a circa un’ora e mezza di macchina da Stavanger. La strada è ben segnalata essendo una delle attrattive turistiche principali della zona.
Si prosegue sulla Preikestolvegen per circa 6 km fino ad arrivare all’ampio parcheggio che segnala l’imbocco del tracciato escursionistico, un tracciato facile e alla portata di tutti, grandi e piccoli, giovani e meno giovani.

Il sentiero non comporta un forte dislivello, si attraversa prima un piacevole bosco di conifere poi, salendo di quota, la vegetazione si dirada e in poco meno di tre ore di camminata si raggiunge il “pulpito”, un palco naturale posizionato a 600 metri sul fiordo, con tre lati intagliati quasi perfettamente a strapiombo sul vuoto. L’ideale è fermarsi per una lunga pausa e rilassarsi godendo di un panorama unico al mondo, una cornice mozzafiato.
D‘obbligo, prima di andarsene, sempre per chi se la sente, la foto con i piedi penzoloni nel vuoto, oltre il bordo della roccia. Tuttavia c’è anche chi, pur di dare un’occhiata al fiordo dal “pulpito”, si limita a strisciare sui gomiti lungo la piattaforma sino al bordo che da sul  Lysefjord, sporgere la testa e guardare lontano, per oltre 30 chilometri nelle belle giornate: per mantenere intatta l’unicità del luogo non sono state messe balaustre di protezione, quindi, attenzione.