Circondati dalla lava blu

Nell’estremità orientale dell’isola di Giava, nella Reggenza di Banyuwangi, in Indonesia,  nel complesso vulcanico Kawah Ijen, ogni notte succede qualcosa di veramente incredibile, il verificarsi del misterioso fenomeno della lava blu.
Geologi, vulcanologi, escursionisti o semplici turisti visitano ogni anno questa straordinaria località, a 2.883 metri di altitudine, per restare poi indelebilmente segnati dalla bellezza e della particolarità del luogo.
Il vulcano si trova  all’interno di una grande caldera chiamata Ijen, larga circa 20 chilometri. Lo stratovulcano Gunung Merapi è il punto più alto del complesso e il nome “Merapi” significa montagna di fuoco in lingua indonesiana.

Ma torniamo al nostro misterioso vulcano: se di giorno Kawah Ijen erutta una lava dal colore rosso intenso, come tutti i vulcani che si rispettino, con l’oscurità, questa assume un colore blu fluorescente e ciò accade a causa dell’alta quantità di zolfo presente sia nella composizione della lava stessa, che all’esterno: alla fuoriuscita, il gas condensa in lastre di cristalli di zolfo sulle pareti del cratere.
Da quando National Geographic ha parlato della fiamma blu elettrico, il numero di studiosi e turisti che visitano la zona ogni anno è aumentato: per raggiungerlo, è necessaria una lunga camminata, un percorso di trekking di due ore sino al bordo del cratere, seguito da una passeggiata di altri 45 minuti fino ad arrivare a poche centinaia di metri dal “fuoco blu”, che emerge dalle fessure con temperature fino a 600 °C., con fiamme che possono raggiungere anche i 5, 6 metri di altezza.

La sensazione che si prova davanti a questo spettacolo è particolarmente emozionante, a tratti sembra di ritrovarsi in un film di fantascienza: il rumore del vulcano; il fumo, denso a puzzolente; il buio, rotto dai lampi di decine di decine di torce; uomini e donne con il volto coperto dalle maschere antigas e, soprattutto, proprio a causa dell’oscurità, il fatto di non avere nessuna cognizione di quanto e cosa ci circonda; di non avere la più pallida idea di come sia il paesaggio, potrebbe fare pensare di essere in un altro mondo, oppure di essere stati invasi da un gruppo di alieni giunti sul nostro pianeta con “macchine” infernali.

Dicevamo delle maschere: il gas emanato è infatti potenzialmente mortale per gli uomini, per cui gli esperti vulcanologi mettono in guardia chiunque voglia recarsi in questo magico luogo invitando tutti a informarsi e a prendere coscienza dei pericoli che si possono correre, oltre che le dovute precauzioni.
Inoltre, sulla sommità del complesso vulcanico, per non farsi mancare nulla, è presente anche un lago craterico noto per essere il più grande lago acido del mondo: le sue acque infatti contengono altissimi livelli di acido solforico.

Il cratere, oltre che essere un altro straordinario spettacolo della natura, è un enorme miniera di zolfo a cielo aperto, ma è anche tristemente famoso per essere un luogo di lavoro fra i più pericolosi al mondo: ogni giorno decine di minatori scendono nel suo cratere per raccogliere quello che viene chiamato “l’oro del diavolo”, lo zolfo: i blocchi solidificati vengono scheggiati a mano, caricati in ceste fino a 80 kg e portati a spalla fin sulla cresta e poi a valle, a piedi.

Tutto questo durante la notte, immersi nei fumi tossici del vulcano senza nessun equipaggiamento protettivo e per una misera paga. Lo zolfo viene poi rivenduto all’industria petrolchimica.
Due sono i punti di partenza per il tour al Kawah Ijen: Banyuwangi, da cui il cratere dista circa 30 chilometri e Bondowoso, a circa 70 chilometri di distanza. Il punto di arrivo per entrambi è Campgrounds Paltuding, da cui, a piedi, si raggiungerà il cratere.
Banyuwangi è comunque la cittadina più vicina al vulcano e dalla quale è più facile raggiungere il vulcano e, per una visione delle fiamme blu, la cittadina va raggiunta entro la mezzanotte per partire verso il vulcano in tempo.