Tra i templi delle Batu Caves

Restiamo in Asia, trasferendoci tuttavia in Malesia, per conoscere un’altra meraviglia della natura, un altro di quelli che noi abbiamo chiamato “. . .  forse un sogno”: ecco le Batu Caves, una serie di grotte calcaree situate a pochi chilometri dalla città di Kuala Lumpur, divenute famose in quanto oggi ospitano al proprio interno una serie di templi induisti di primaria importanza per la Regione e sono l’epicentro del Thaipusan.
Il Thaipusam è una celebrazione indù osservata dagli indiani in particolar modo di etnia Tamil, quindi originaria dallo stato indiano del Tamil Nadu, ma seguita anche in tutti quei Paesi dove la comunità Tamil è presente; in particolar modo, nel Sud Est Asiatico, in Paesi come la Malesia dove la presenza indiana è molto forte.

La festività è collegata all’osservanza del culto del dio indù Murugan, divinità guerriera, che ricevette dalla dea Parvati una “lancia” (con cui viene normalmente raffigurato), per sconfiggere il demone Soorapadman, secondo la mitologia vedica che descrive battaglie tra Asuras e i Devas, forze del male e del bene: il Thaipusam è la festa che celebra questo episodio e coincide con lo zenith della stella Pusam nel mese di Thai, secondo il calendario lunare indiano, il che fa ricadere la festività tra il nostro gennaio o febbraio.
Kuala Lumpur così, dall’inizio del secolo scorso, è gradualmente divenuta il luogo di pellegrinaggio di tutti i fedeli tamil – non solo malesiani – che intendano partecipare al Thaipusam.

Ed eccole le grotte – conosciute in tutta l’Asia, come le Batu Caves, all’interno delle quali, come detto, sono stati costruiti numerosi templi, anche di grandi dimensioni, che rappresentano il complesso sacro religioso dedicato a Lord Murugan più grande del mondo.
Il Thaipusam alle Batu Caves attira ogni anno fedeli non solo dalla Malesia, ma induisti da tutto il mondo, che giungono da lontano come dall’Australia, dall’India stessa o persino dal Regno Unito o dagli Stati Uniti: si parla di oltre un milione di persone all’anno.
Il nome Batu deriva da quello di un fiume delle vicinanze, il Sungei Batu (fiume roccioso in Malay). Le colline che ospitano le caverne hanno un’età geologica di circa 400 milioni di anni. In antichità i suoi anfratti sono stati utilizzati come riparo dalle popolazioni aborigene malesi.

Verso il 1860, il sito è stato utilizzato da contadini cinesi provenienti da un vicino villaggio per la raccolta di guano, utilizzato come fertilizzante.
Fino a quell’epoca, l’area delle grotte e quella circostante non avevano conosciuto una collocazione propriamente spirituale. La corrente configurazione induista del sito è dovuta interamente a Thamboosamy Pillai, un ricco mercante indiano di stagno, che decise di dedicare un tempio all’interno della grotta dedicato al dio guerriero Murugan così, a partire dal 1892, le grotte divennero destinazione di una delle più importanti celebrazioni tamil, appunto il Thaipusam.
Con il passare degli anni il numero dei templi collocati anche al di fuori delle caverne, oltre che al loro interno è aumentato, diventando un elaborato complesso religioso.

Alla base delle caverne sono collocati alcuni templi induisti, dedicati, tra gli altri, anche a Hanuman, il dio scimmia della mitologia indù o Balaji, divinità a cui tradizionalmente vengono fatte offerte anche in denaro e associato alla ricchezza o ai commerci.
Nel 1920 la scalinata che porta all’ingresso del complesso, originariamente in legno, fu sostituita da una più solida in cemento, con 272 scalini: nel 2006, un’imponente statua dorata del dio Murugan, alta 42 metri è stata edificata ai piedi della scalinata.

All’altezza del gradino numero 204, (non è difficile distinguerlo dato che sono tutti numerati con scritte di vernice), è possibile imboccare un piccolo sentiero che porta direttamente alla terza grotta, la Dark Cave, visitabile tuttavia solo a pagamento e con un a guida autorizzata.
Rimanendo invece sulla scalinata, superato l’ultimo gradino, il numero 272, entrando nella grotta principale può capitare di venire accolti da una musica o da un incessante suono di tamburi dove, accanto ad un fuoco, circondato da centinaia di persone, si sta svolgendo una delle tante celebrazioni religiose previste.
Una volta all’interno, il primo tempio che si incontra, sulla sinistra, reca dei dipinti e bassorilievi che narrano la storia del Ramayana, di cui Hanuman è parte importante.
Si tratta della Temple Cave: ospita dei tempietti Hindu e raggiunge un’altezza di quasi 100 metri. Incamminandosi all’interno si raggiunge una seconda grotta, più piccola, dove una grande apertura nel soffitto lascia entrare la luce naturale: è la Art Gallery Cave e contiene pitture e sculture degli dei induisti.
Tutti i templi sono visitabili anche dai non devoti, purché siano senza scarpe che tuttavia si possono tenere per percorrere la scalinata antistante le caverne.

Nel percorso e anche all’interno della grotta stessa non è raro imbattersi in gruppi di  macachi curiosi, che vivono cibandosi con quanto viene lasciato da devoti e turisti e dai ristoranti circostanti, e sono divenuti ormai parte della scenografia del luogo.
Senza dimenticare che le grotte contengono anche una vasta gamma di fauna cavernicola, tra cui alcune specie uniche di ragni e pipistrelli della frutta.
La stazione dei treni Komuter (KTM) chiamata proprio Batu Caves è il luogo più comodo per raggiungere le caverne: il sito è raggiungibile dal centro di Kuala Lumpur anche con taxì o con autobus pubblici, alcuni dei quali partono da Sentral Market.
Le Batu Caves sono sempre aperte negli orari diurni e pomeridiani e sono accessibili ai visitatori anche nel corso di funzioni religiose, anche della più solenne, quella del Thaipusam, durante il quale rimangono aperte anche di notte e la calca che si raduna nel perimetro del luogo di culto può essere imponente.