I massi di Moreaki

A prima vista, guardandoli, si potrebbe pensare ad una sorta di “biglie” usate da una popolazione di giganti; oppure alle “gigantesche uova” del film “Viaggio nell’isola misteriosa”, tratto da un romanzo di Jules Verne con Dwayne Johnson, o alle uova di Jurassic Park: uova di lucertole giganti, di dinosauri, (ricordiamo che il nome deriva dal latino “Deinos” (terribile) e “sauros” (lucertole).

Ebbene, niente di tutto questo: le “biglie” di cui parliamo oggi, sono perfette sfere rocciose che punteggiano la battigia della spiaggia di Koekohe, vicino alla piccola cittadina di Moreaki, sulla costa di Otago, in Nuova Zelanda e sono conosciute come “I massi di Moreaki”, in lingua maori,“Moreaki Boulders”.

Queste straordinarie “palle”, sono sparse sul bagnasciuga e se ne contano oltre una cinquantina, tra quelle integre e quelle frantumate: alcune superano i due metri di diametro e pesano oltre sette tonnellate, mentre altre arrivano a poche decine di centimetri di dimensioni, ma in media il loro diametro si aggira intorno al metro.

A prima vista i massi sembrerebbero essere stati cesellati e poi depositati dal mare, ma in realtà la loro provenienza va cercata sulla terra, dai rilievi che si innalzano a ridosso della stessa spiaggia.
Le scogliere, infatti, le hanno “fabbricate” e custodite fino a poi rilasciarle nell’ambiente con un processo che a detta degli studiosi è iniziato circa sessanta milioni di anni fa, nell’era del Paleocene, quando gran parte della zona era ricoperta dall’oceano.

La formazione delle “biglie” è dovuta al processo di condensazione avvenuto intorno a piccoli oggetti come conchiglie e ossa, attorno a cui i minerali disciolti nell’acqua si sono cristallizzati: nel corso di milioni di anni si sono così formate queste gigantesche sfere che i geologi chiamano concrezioni.
Poi, circa 15 milioni di anni fa, il fondo marino si è sollevato sopra il livello del mare, mettendo le sfere all’aria, dove acqua, vento, pioggia, hanno cominciato il loro lento lavorio rendendole simili, appunto, a “biglie”.

I massi di Moeraki sono composti principalmente da fango e argilla, cementati dalla calcite e il loro livello di cementizzazione varia a seconda dell’età della formazione.
La parte interna di queste straordinarie “biglie” è relativamente morbida, mentre l’esterno è piuttosto duro.

Alcuni massi presentano crepe sulla parte superiore, che poi si prolungano verso le parti inferiori, quelle appoggiate sul bagnasciuga. All’interno la “biglia”, l’”uovo”, è di colore marrone, mentre le crepe rivelano striature di color giallo dovute alla calcite.  Alcuni di questi massi presentano uno strato più sottile di dolomite o quarzo, che ricopre a sua volta il giallo della calcite.

Sin qui la scienza, ma c’è anche un’altra “spiegazione” alla loro formazione, forse meno reale, ma sicuramente più romantica.
Si tratta di una leggenda maori e questa racconta che i massi sono la conseguenza del naufragio, nel corso di una tempesta, della grande canoa Arai Te Uru mentre navigava verso Sud: i massi, le nostre sfere o biglie, rappresenterebbero il carico, tonde ceste piene di cibo che si trovavano sul fondo della barca, mentre altri elementi, sempre legati alla “grande canoa”, sarebbero raffigurati nel paesaggio circostante, con lo scafo che si potrebbe intravedere nella scogliera che si estende fino a Shag Point, mentre la grande roccia, chiamata Hipo, sarebbe il navigatore.

Non solo, oggi molte delle colline tra Moeraki e Palmerston, portano i nomi degli altri membri dell’equipaggio della canoa naufragata, mentre una’ennesima collina, ha il nome dell’onda che, sempre secondo la leggenda, sommerse l’imbarcazione.
I massi di Moeraki hanno ispirato molti artisti che hanno dipinto queste meraviglie naturali. Nel 1848, Mantell disegnò la spiaggia e i suoi massi, un tempo molto più numerosi di adesso: l’immagine si può ammirare oggi all’interno della libreria Alexander Turnbull, di Wellington.

Negli ultimi anni, i massi di Moeraki sono divenuti una grande attrazione turistica, e attraggono centinaia di migliaia di persone sia dalla Nuova Zelanda, sia dal resto del mondo.
I Moeraki Boulders sono sotto tutela: è infatti vietato ogni tipo di danneggiamento o spostamento, addirittura non si potrebbero neanche toccare, ma è difficile tenere a bada i tanti turisti che non perdono occasione di visitare questa straordinaria spiaggia soprattutto al tramonto, quando il sole fa brillare il loro guscio perfettamente liscio e levigato.
Negli anni alcune sfere si sono rotte, ma non sono state rimosse, permettendo a tutti di ammirare anche la loro composizione interna, diversa da ogni altra roccia presente al mondo.

All’interno dell’articolo abbiamo paragonato i Moeraki Boulders, oltre che a “biglie” per il gioco di giganti, anche a uova di dinosauro: per poter vedere questi unici “sassi” è necessario andare in Nuova Zelanda, piuttosto lontano da noi, ma per averne un’idea, abbiamo a disposizione un luogo più vicino, un museo francese, a Meze, dove si possono invece ammirare le uova di dinosauro.

Poco meno di 30 anni fa, nel sud della Francia, vicino alla città di Montpellier, nei pressi della laguna di Thau, a soli 40 km dal campeggio Les Mimosas, il ricercatore Alain Cabot scopriva un sito paleontologico eccezionale – un’area di 10 chilometri di lunghezza per 4 di larghezza – dove vennero trovati resti fossili di ossa, ma soprattutto uova di dinosauro, oggi appunto esposti al Museo-Parco di Meze in Francia.