La collina delle Croci

Il cuore della Lituania aperto all’Altissimo”: così è stata definita dal cardinale Vincentas Sladkevičius, quella che nel Paese è conosciuta come “La collina delle croci”.
Si tratta di una piccola altura, chiamata “collina di Jurgaičiai”, situata nei pressi della città di Siauliai, nella regione della Samogizia, creata come punto di riferimento in cui i lituani potessero piangere i loro morti in guerra e poi divenuto luogo di pellegrinaggio.

Luogo toccante e suggestivo, testimonia la fede di un popolo che a lungo ha sofferto per affermare la propria identità religiosa: oggi sull’altura si ergono oltre quattrocentomila croci, piantate per devozione dai pellegrini secondo una tradizione popolare che dura da alcuni secoli, ma che ha preso un enorme impulso nella seconda metà del XX secolo come simbolo dell’identità nazionale lituana.

Le prime croci vennero collocate dagli abitanti della zona per commemorare le vittime degli scontri del 1831 e del 1863 tra la popolazione lituana, che protestava contro le vessazioni del regime zarista: si dice che agli inizi del ‘900 ci fossero soltanto 130 croci.
Si racconta, anche che a fine Ottocento, alcuni fedeli assistettero, mentre portavano le loro croci, all’apparizione della Vergine Maria con Gesù bambino e questo contribuì a trasformare, se ancora ve ne fosse stato bisogno, il luogo in meta di pellegrinaggio.

Durante l’epoca sovietica, a partire dall’aprile del 1961, le croci furono distrutte e rimosse dalla collina: quelle di legno furono bruciate, quelle in metallo fuse e quelle di cemento spaccate e utilizzate per la costruzione delle strade.
L’intervento delle autorità sovietiche si ripeté altre volte, ma subito dopo il sito veniva ricostruito con ancora più ardore dai fedeli: la popolazione riportava le croci di notte e di nascosto, senza curarsi dei pericoli e delle persecuzioni da parte delle autorità.

Oggi, come detto, se ne contano più di 400.000, di ogni dimensione, foggia e materiale
.
L’aura spirituale, per chi si reca sul luogo, si sente già prima di arrivare,alla collina, sin da quando si imbocca il lungo sentiero tra il verde, con i crocifissi che cominciano a vedersi già ai lati dei prati.

Poi, eccola la collina, Kryžiu Kalnas in lituano, interamente ricoperta di croci di ogni misura e materiale: piccole, minuscole, medie, grandi, giganti, di legno, di metallo, di cemento, semplici, con scritte, con il rosario o con qualche oggetto appoggiato, dagli orsacchiotti a modellini di aerei, a fotografie.
Sono ammassate una sull’altra in totale anarchia, senza un filo logico: quasi impossibile contarle, anche se c’è qualcuno che ci si è provato, giungendo poi a dire di averne contate quasi mezzo milione.

Ce ne sono per ricordare familiari defunti e vittime di guerre e attentati, come una dedicata all’11 settembre e alle Torri Gemelle. Nel mucchio si distinguono, ogni tanto, alcuni piccoli altarini, qualche statua della Madonna piangente, qualche angelo in legno, un’enorme Cristo benedicente, con il braccio carico di rosari.
Camminando lungo alcune passerelle in legno, inserite, sembra quasi a caso, tra la foresta di croci, si può raggiungere la cima, da dove ammirare l’inconsueto panorama, una vera e propria “foresta” fatta di crocefissi.

Papa Giovanni Paolo II si recò alla collina delle croci durante la sua visita alla Lituania il 7 settembre del 1993, celebrò la messa all’aperto su un altare in legno costruito per l’occasione e donò alla collina e al popolo lituano una grande croce di legno con base in granito sulla quale è riportato il suo ringraziamento per questa grande testimonianza di fede.

Nel corso della Santa Messa, il pontefice disse tra l’altro che “ la Collina delle Croci costituisce una testimonianza eloquente e un avvertimento. L’eloquenza di quel santuario è universale: è una parola scritta nella storia dell’Europa del XX secolo”, paragonando la collina al Golgota, dove mo­rì Gesù, confidando poi all’arcivescovo di Vilnius che lo accompagnava che: “biso­gnerebbe far venire qui tutta l’Europa, tutto il mondo”.

Alle spalle della collina si trova un monastero francescano, edificato dopo che il Pontefice espresse il desiderio che qualcuno si occupasse della cura e della manutenzione del sito.
La “collina”, è comunque più da vedere e da “sentire” che da raccontare: per raggiungerla vi si arriva più facilmente da Riga, in Lettonia, che da Vilnius, capitale della Lituania a cui appartiene. Un’altra possibilità è arrivarci da Klaipèda, porto lituano sul Baltico a cui attraccano navi da crociera di compagnie italiane.

Il 18 febbraio scorso la banca centrale lituana ha presentato la seconda moneta commemorativa da 2 euro del 2020, (la prima è dedicata all’araldica dell’Alta Lituania, una delle regioni del Paese baltico).
La moneta ha come soggetto la Collina delle Croci e mostra uno scorcio della collina di Šiauliai sulla faccia nazionale: frammenti di croci di legno e croci forgiate che simboleggiano la devozione e la cultura popolare. La croce e il suo il simbolismo sono state incluse dall’Unesco nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità.