Sulla spiaggia dei troll

Siamo in spiaggia, una spiaggia di sabbia nera, ritenuta dagli esperti,una tra le 50 spiagge più belle del mondo: tuttavia, niente sandali e costume da bagno, ma scarpe da trekking e giacca a vento, se non addirittura un piumino. E questo non perché non sia la stagione adatta, ma a causa del luogo in cui ci troviamo, l’Islanda, in particolare sulla “Black Sand Beach”, conosciuta dai locali come “Reynisfjara”, ritenuta una delle principali attrazioni del Paese nordico.

E allora, viste le condizioni di questo luogo, perché ci si dovrebbe andare, quali i motivi che rendono questa spiaggia nera tra le più famose del mondo?
Prima di tutto il suo colore: abbiamo detto che la sua sabbia è nera, che per la verità, più che di sabbia si tratta di piccoli ciottoli di lava: Reynisfjara si trova infatti a poca distanza dal vulcano Katia la cui lava, dopo ogni eruzione, scivolando dalle pareti della montagna scende sino alla costa permettendo così la formazione, oltre che della “sabbia”, anche di nere rocce di basalto, chiamate “Reynisdrangar”.

L’unicità di questa spiaggia inoltre, secondo il folklore locale, è dovuta anche alla presenza dei “troll”, gli “invisibili”, “il piccolo popolo”: l’ottanta per certo degli abitanti islandesi crede infatti nell’esistenza di questo popolo, chiamato come detto, degli “Invisibili” o, quanto meno, magari non ci crede completamente, ma non nega la possibilità che questi “esseri” possano esistere

Per molto tempo infatti, nessuno è stato in grado di spiegare gli strani fenomeni che si verificavano nel Paese, spesso, imprevedibili: eruzioni vulcaniche sotto i ghiacciai, soffioni sulfurei, pozze termali e strane “costruzioni” naturali.

Ricordiamo anche, a questo proposito, che per tanti anni l’Islanda è rimasta isolata dal resto  dell’Europa e per la maggior parte dei suoi abitanti, costretti a vivere per lunghi periodi isolati, la sensazione di convivere con altri esseri, seppure invisibili, poteva dare loro conforto.
Ma non solo, guai a mancare di rispetto a questi “esseri” in quanto, stuzzicare lo “smafolk”, così anche chiamato il “piccolo popolo”, poteva portare sfortuna, molta sfortuna. Ma torniamo alla nostra spiaggia, accanto alla quale sorgono alcune di queste straordinarie rocce nere e alle leggende che l’accompagnano.

La prima di queste storie racconta del rapimento di una donna, poi assassinata da due di questi troll: inseguiti dal marito, sarebbero stati bloccati a ridosso della spiaggia di Reynisfjiara e che, con il potere del suo amore verso l’amata moglie, non si sa bene come possa essere accaduto, (la leggenda non lo dice), l’uomo riuscì, per vendetta, a pietrificarli.

La seconda leggenda narra invece di un gruppo di troll che vivevano nelle grotte che si affacciavano sulla spiaggia e che, al passaggio delle navi, le attaccassero. Va ricordato, in questo caso, che i troll potevano muoversi solo di notte, un po’ come i vampiri, così accadde che una volta due di loro uscirono, attaccarono una nave ma, persa la cognizione del tempo, vennero sorpresi dal sorgere del sole quando erano ancora in mare, nei pressi della spiaggia e si trasformarono in pietra.

In realtà, a parte le leggende, le “colonne di basalto di Reynisdrangar” non sono state formate dalla nefasta attività dei troll, ma erano presenti in natura e un tempo erano collegate alla montagna di Reynisfjall.
Successivamente, con il passare degli anni, il vento e le onde hanno sommerso la parte bassa della montagna, facendo così emergere solo le “torri” più alte. Ma la stranezza della spiaggia Black Sand Beach o Reynisfjara, non si ferma qui, anzi: non si devono infatti dimenticare quelle che gli islandesi chiamano le “onde dormienti”, che arrivano improvvise e violenti dall’Oceano Atlantico.

E non è tanto la forza dell’onda a creare il pericolo, quanto la risacca, violenta, molto violenta: chi avesse la sfortuna di venire investito da una di queste onde improvvise – possono essere alte anche due, tre metri – non potrebbe poi evitare di venire trascinato al largo  e non riuscire più a tornare sulla terra ferma. In passato è accaduto più volte, non tanto agli islandesi, quanto ai turisti che pur di scattare qualche insolita fotografia, si sono spinti sin dove non avrebbero dovuto.

Ma di venire travolti da una di queste onde è capitato anche a quanti, credendosi al sicuro stando lontano dalla battigia, sono stati raggiunti e trascinati al largo da un’onda più violenta delle altre: un fenomeno questo, che al momento non ha trovato spiegazioni, se non con qualche riferimento ai troll.
Tutto questo senza dimenticare che sulla spiaggia di Reynisfjara, non esiste servizio di bagnini.

E non è tutto, sulla spiaggia vi è anche un ulteriore pericolo, questo tuttavia cercato proprio dai turisti: alcuni sconsiderati, e purtroppo sono molti, raggiungono i pinnacoli che emergono dal mare e cercano di arrampicarsi per scattare qualche fotografia: il basalto, se umido e li lo è per forza, è particolarmente scivoloso e molti sono quelli che ne hanno pagato le conseguenze con cadute rovinose.

Ma c’è anche un altro motivo per visitare questo luogo: Reynisfjara è anche la patria dei puffini islandesi, gli uccelli marini più fotografati nel Paese, conosciuti anche come i “pagliacci di mare”.
Per chiudere, questo è un luogo di grande bellezza, ma anche un luogo in cui l’Oceano ricorda l’incredibile forza della natura, forza che, nei secoli, ha modellato l’isola d’Islanda.
Reynisfjiara si trova a 10 minuti d’auto dalla città di Vik i Myrdal, nell’Islanda meridionale, a circa due ore e mezzo, sempre di auto, da Reykjavik.