Pompei ancora più “ricca”

Ci sono voluti 40 anni, ma finalmente il sito archeologico di Pompei ha riaperto al pubblico la “Casa degli amanti”, così chiamata per una serie di graffiti trovati su un quadretto, all’interno dell’abitazione che recita “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt” (Gli amanti conducono, come le api, una vita dolce come il miele).
Portata alla luce nel 1931, la “Casa” era stata chiusa negli anni ’80 per i gravi danni subiti  a causa del violento terremoto che aveva colpito l’Irpinia: l’abitazione è la sola, di tutto il sito di Pompei, dove si sia conservato quasi completamente anche il secondo piano.
Nella circostanza, lo scorso fine luglio, oltre alla “Casa degli amanti”, sono state riaperte al pubblico, dopo essere state rimesse in sicurezza, anche la “Casa del frutteto” e la “Casa della nave Europa”.

Palestra Grande, sede della mostra “Venustas”

Non solo: sino al 31 gennaio del prossimo anno, resterà aperta al pubblico dei visitatori la mostra “Venustas”, termine latino che riassume i concetti di “bellezza, grazia, eleganza, fascino” , riferiti in particolare al mondo femminile di ogni epoca: l’esposizione è stata allestita nella “Palestra Grande”, al portico orientale di Pompei.

Ma torniamo alla “Casa degli amanti”, il cui nome è stato ripreso, come detto, dal graffito posto su una parete, dove insieme alle parole, si possono scorgere due anatre bianche:
“la “casa” – ha spiegato all’apertura Massimo Osanna, direttore del Parco Archeologico di Pompei – è incredibilmente preziosa oltre che per quello che contiene, soprattutto perché si tratta di un unicum dovuto alla genialità dell’archeologo Amedeo Maiuri, che quando nel lontano 1931 la riportò alla luce, ebbe l’intuizione di consolidare anche il piano superiore già nel corso dello scavo”.

La “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt” è situata nel cuore della zona chiamata “Regio 1” e prima della ristrutturazione, il suo stato era tale che si era reso necessario realizzare un ordito di puntelli a sostegno della copertura dell’atrio e del peristilio, occultando e stravolgendo la lettura degli spazi e delle decorazioni della domus. Negli anni successivi poi, lo stato di conservazione era talmente peggiorato da impedire l’accesso persino al tecnici.

La struttura della casa risale al I secolo a. C., ciò si può stabilire dalla muratura sulla facciata e dalla modanatura dell’impluvio in signino. Le pareti intorno all’atrio ricordano, per il tralcio realizzato tra la zona mediana e quella superiore, la Casa di Siricus e il portico del Tempio di Iside: questa novità decorativa è presente anche nella Domus Aurea di Nerone, a Roma.
Fatta eccezione per i disegni delle fauces e per alcuni pavimenti del II stile, le pitture presenti nella domus si ritiene siano state realizzate nel corso del I sec. d. C. : la sua messa in sicurezza ha riguardato anche il consolidamento della copertura e dei solai. L’intervento di ripristino delle coperture dell’atrio si è posto in continuità con la riconfigurazione che la domus aveva ricevuto nel complesso, durante i lavori di restauro degli anni trenta concomitanti allo scavo. Gli oggetti rinvenuti nella casa, tra i quali un braciere, un bacile, una lucerna in bronzo e delle cerniere in osso, sono esposti in una vetrina collocata nell’atrio.

Alcuni locali dell’abitazione sono rimasti quasi intatti: uno di questi era probabilmente utilizzato come armadio con scaffalature; un altro, con pavimento in coccio, doveva essere l’ala; di un altro non si conosce a cosa fosse destinato, ma sulle sue pareti si possono ammirare decorazioni con coccodrilli e sfingi.
Nel triclinio sono ben visibili Marte e Venere in volo, quadri con amorini, coppie ideali e molti animali o vedute paesaggistiche; mentre il quadro centrale e più importante raffigura l’immagine mitologica dell’abbandono di Didone con in mano la spada della vendetta: Didone è accompagnata dalla sorella Anna e da Iside-Nemesi. Quest’ultima è rappresentata con il cobra sulla fronte simbolo della vendetta e delle disgrazie che si abbatteranno su Enea e sui suoi discendenti.

Nella parete limitrofa c’era la raffigurazione di un’altra celebre donna abbandonata: Arianna che viene scoperta da Bacco durante il sonno.
Insieme alla Casa degli Amanti, sono state aperte al pubblico, come detto, anche la Casa del Frutteto e la Casa della Nave Europa: La prima presenta pareti ricoperte di frutta e fiori, limoni e corbezzoli, uccelli, un albero di fico a cui è avvinghiato un serpente, ma anche scene di faraoni.