I “Cerchi delle Fate”

Una risposta precisa non c’è, o quanto meno, nessuno è stato in grado di spiegarlo in modo esauriente e sicuro: comunque sia, questo strano fenomeno scoperto negli anni ’70 in Namibia, è chiamato “Fairy Circles”, “I Cerchi delle Fate”.
Ultimamente poi, alcuni studiosi ne hanno trovato tracce, anche se in misura minore, nel 2014, nei pressi della città di Newman, in Australia: stesso aspetto, stessa conformazione e anche in questo caso, nessuna spiegazione  credibile.

Per quanto riguarda il fenomeno presente in Namibia, si tratta di centinaia, addirittura migliaia di piccole aree a forma di cerchio, dal diametro che varia dai 2 ai 20 metri all’interno dei quali, inspiegabilmente, l’erba non  cresce. “Cerchi”, è stato documentato, che per quanto riguarda i più piccoli, questi possono sopravvivere sino a 24 anni, mentre per quelli più grandi, quelli oltre i 15, 20 metri di diametro, la loro esistenza può arrivare anche a 75, 80 anni.
Un fenomeno strano come detto, al quale scienziati e ricercatori, almeno per il momento, non sono riusciti a dare una spiegazione convincente: tante le ipotesi, ma quando pareva essere arrivata la soluzione, questa risultava essere invece fuori posto, sbagliata.
Per ora quindi, “i cerchi delle fate”, restano un mistero.

Questi strani “cerchi”, quelli scoperti negli anni ’70 in Namibia, nel deserto del Namib, che dall’Angola arriva fino al Sudafrica, occupando tutta la fascia costiera del Paese africano, sono centinaia di migliaia e si trovano nella zona che collega le distese aride erbose con quelle propriamente desertiche:
Si parla di “Cerchi delle fate” quando un terreno coperto di erba o arbusti presenta aree, più o meno circolari, prive al loro interno, di vegetazione, ripetute e vicine tra loro: è un fenomeno, a detta dei ricercatori,naturale definito tuttavia “uno dei più grandi enigmi della natura”.
Nel corso degli anni e sino ad oggi, l’origine dei Cerchi delle Fate è stata spiegata, dalle popolazioni in cui questi “cerchi” si trovano, con leggende e motivi fantastici o religiosi: ad esempio secondo la popolazione locale degli Himba, si tratterebbe di impronte di divinità e di spiriti; per altri invece, secondo un’antica credenza, questi “anelli circolari” non sarebbero altro che le tracce degli sbuffi di un drago che vive sottoterra.

Ma a parte leggende e antiche credenze, scienziati e studiosi, che hanno iniziato ad indagare su questo strano fenomeno dagli anni ’70, hanno avanzato varie teorie, che una alla volta sono poi state scartate, senza riuscire a formularne una convincente, sia sul perché questi cerchi si formino, sia sul perché siano circolari e sia sul perché siano distanziati con regolarità.
Gli scienziati hanno ovviamente sviluppato varie teorie, alcune anche abbastanza fantasiose: c’è chi ha ipotizzato che i cerchi siano il risultato di una contaminazione causata da materiali radioattivi; altri, che dipendano dall’avvelenamento del suolo provocato da alcune piante; altri ancora hanno sostenuto che siano gli struzzi a crearli, smuovendo la terra.

Un altro studioso  del fenomeno, Don Cowan, ha sostenuto che i cerchi si formano per via dell’azione di alcuni microorganismi, forse dei funghi, che infetterebbero le radici delle piante uccidendole, per poi espandersi radialmente uccidendo i semi nel terreno e impedendo all’erba di crescere. Nessuna di queste teorie è però considerata davvero convincente dagli scienziati.
Tra le tante teorie avanzate quella che trova più credito, anche se mancano ancora alla soluzione molte risposte, è che all’origine dei “Cerchi delle Fate”, ci siano le termiti.
I “Cerchi delle Fate”, restano comunque un mistero, soprattutto dopo che un altro ricercatore, il biologo Walter Tschinkel, che aveva dichiarato essere proprio le termiti all’origine della loro formazione, tornato nella zona per confermare i suoi studi, dopo tre giorni di scavi sotto molti dei cerchi, non trovò alcuna traccia di termiti.

Più recentemente sarebbe trovata un’altra risposta alla domanda sull’esistenza dei “cerchi” e questa volta i responsabili della loro creazione non sarebbero animali o insetti, ma le piante stesse.
Secondo Michael Cramer, un biologo dell’Università di Città del Capo, al termine di una ricerca condotta con l’ecologa Nichole Barger, avrebbe concluso che i cerchi sarebbero il risultato dell’organizzazione delle piante stesse per rispondere alla carenza di acqua. Secondo questa teoria, le piante più resistenti sviluppano radici più profonde che assorbono più acqua della vegetazione circostante: le loro radici, sviluppandosi più in profondità delle altre, ammorbidiscono il terreno permettendo ad altre di crescere nelle immediate vicinanze. In questo modo, però, queste piante “rubano” l’acqua alle piante più lontane, facendole morire: con il risultato che al posto di queste piante non nasce più niente, perché il terreno è reso troppo compatto e caldo dalla mancanza delle piante stesse.
Sempre secondo questa teoria, le aree circolari verrebbero quindi usate come riserve d’acqua dalle piante che le circondano: l’acqua che cade al loro interno, non venendo assorbita da nessuna pianta, defluirebbe verso i bordi, nutrendo quelle che circondano il cerchio: spiegazione piuttosto complicata e non accettata da tutti gli studiosi del fenomeno.

Ultimamente poi, sono tornate nuovamente di moda, quale soluzione del problema, ancora le termiti. Secondo il botanico Norbert Juergend, dell’Università di Amburgo, i cerchi delle fate sarebbero creati da una specie particolare di termiti, la “Psammotermes allocerus”, insetti che a suo dire vivrebbero proprio all’interno di questi cerchi e che, proprio come il drago leggendario, vivono nel sottosuolo.
Recentemente tuttavia, un team di scienziati dell’Università di Gottinga, dell’Australia e di Israele, sembrano finalmente aver risolto il mistero trovando i responsabili del fenomeno nella “collaborazione” tra le termiti e le piogge, e questo grazie ad indagini sul terreno e l’utilizzo di droni.

I risultati ottenuti suggerirebbero che i Cerchi delle Fate, o quanto meno, quelli scoperti in Australia, sarebbero stati causati dall’alterazione del suolo causata dalle forti piogge, dal calore estremo e dall’evaporazione, oltre a trovare una relazione con le strutture sotterranee create dalle termiti.
Sostenuti dalla Fondazione di ricerca tedesca (DFG), gli scienziati hanno scavato 154 buche in 48 Cerchi delle Fate a est di Newman, per una lunghezza totale di 12 chilometri, al fine di valutare, soprattutto, la possibile influenza delle termiti sul terreno. Con l’aiuto dei droni, hanno poi mappato aree di 500 per 500 metri, così da confrontare il tipico terreno arido del “cerchio fatato” con i normali punti dove la vegetazione non cresce per ragioni note.
Si è infine scoperto che, nonostante le termiti sembrano preferire questi luoghi per le loro tane sotterranee, non sarebbero le dirette responsabili del fenomeno che sembrerebbe causato dall’alterazione meccanica del terreno dovuta a forti piogge durante i cicloni.
Mistero risolto?, per nulla, dato che altri ricercatori avrebbero definito, per quanto riguarda l’Austrealia, questa teoria “possibile”, ma non definitiva: e comunque, in Namibia?