Nel deserto dei pinnacoli

Australia, una nazione, ma anche un continente, uno scrigno enorme, che al suo interno custodisce meraviglie, uniche: tra le altre come non ricordare la “Great Barrier Reef”, la grande barriera corallina, la più estesa del pianeta, così grande da potersi addirittura vedere dallo spazio; oppure Ayers Rock,la maestosa rocca di pietra, “Uluru”, simbolo dell’Australia e, da sempre, importante luogo sacro per gli aborigeni.

E poi, Kakadu, il parco nazionale più grande d’Australia, quasi ventimila chilometri quadrati di territorio, quasi quanto un Paese come il Kenya. E ancora, Whitsundays Islands, 74 splendide isole nel Mar dei Coralli, dove si naviga tra lingue di sabbia bianchissima e un mare dalle sfumature blu, cristallo e turchese.
Senza dimenticare la Daintree Rainforest, la rigogliosa foresta pluviale e Kangaroo Island, dove ci si muove tra canguri, foche e pinguini: l’isola è infatti un enorme parco naturale a cielo aperto, un tesoro puro e incontaminato.

E per raccontare l’Australia, i suoi iconici luoghi, potremmo continuare a lungo in questo elenco di meraviglie, ma non vogliamo annoiare il lettore e allora ci fermiamo solo un momento, in un altro, straordinario parco di questo “grande” Paese, il Nambung National Park, oltre 17 mila ettari di territorio, nell’Australia Occidentale, a 200 km a nord-ovest della città di Perth e a 17 km a sud della piccola città costiera di Cervantes, per scoprire, al suo interno “Pinnacles Desert”, il deserto dei pinnacoli, un’enorme distesa di sabbia di oltre 400 ettari, dalla quale si ergono centinaia, migliaia, di “colonne” di calcare, molte delle quali alte anche sino a 4 metri.

L’origine geologica dei pinnacoli è molto curiosa e testimoniata dalla loro superficie corrugata e con molte linee in rilievo: originariamente, (non molti milioni di anni fa), i pinnacoli non erano altro che agglomerati di conchiglie frantumate, sepolti sotto un suolo sopra il quale cresceva una foresta e le linee in rilievo che si possono osservare sulla loro superficie, non sono altro che le radici fossilizzate degli alberi.
Successivamente, la foresta è scomparsa e a quel punto, venendo a mancare qualunque protezione contro l’erosione, tutta la terra attorno ai pinnacoli è stata portata via dal vento e dall’acqua, lasciando esposti quest’ultimi, i “pinnacoli”, molto più resistenti all’erosione di vento e acqua..

Oggi così, le grandi distese di dune sabbiose ricoperte di bush, (la “macchia australiana”), sono costellate da queste colonne, che si ergono in maniera tale, da sembrare piantate dall’uomo.
Lo scenario è di quelli che non si dimenticano: il contrasto tra il colore di queste colonne con il turchese del cielo è straordinario: tra l’altro, in questo strano aspetto, ricordano i menhir, i monoliti risalenti al Neolitico.

I pinnacoli esistono ormai da centinaia di anni, ma sono rimasti sconosciuti alla maggior parte degli australiani fino a quando l’area, nel 1960, è stata aggiunta al Parco Nazionale di Nambung.
Secondo la tradizione aborigena questo luogo era conosciuto come Werinitj Devil Place: un’area pericolosa, connotata dalla presenza di sabbie mobili in cui uomini e donne sapevano di non potersi addentrare, a rischio della propria vita. La tradizione vuole che i pinnacoli siano le ultime tracce degli uomini che, incuranti del pericolo, sono stati risucchiati dalla sabbia, mentre tentavano di aggrapparsi a un appiglio per emergere dalle dune.

Il popolo Yued, è sempre stato riconosciuto come il custode tradizionale di tutta questa terra, ancor prima dell’arrivo dei primi visitatori europei, provenienti dall’Olanda, i quali giunsero qui nel 1658.
Tuttavia i pinnacoli rimasero pressoché sconosciuti sino al luglio 1994, quando il parco è stato aperto al pubblico: solo allora il deserto con le sue “colonne”, sono diventate patrimonio del mondo, diventando famose.
Tra l’altro, il deserto dei pinnacoli ha anche altre attrattive: camminando sulla sabbia, tra queste migliaia di “spuntoni”, può capitare di avvistare esemplari di fauna locale e scovare orme di canguro sulla sabbia che, se si è abbastanza fortunati, si possono anche  incontrare mentre saltellano tra un pinnacolo e l’altro.

Dingo australiano

Il parco ospita inoltre una grande varietà di animali selvatici, oltre al canguro grigio, ci si può infatti trovare, a tu per tu, con il canguro rosso; oppure con il dingo, il cane della prateria; e ancora, l’opossum del miele e la volpe rossa, senza dimenticare diverse specie di uccelli e rettili.
Da sottolineare che nelle vicine acque dell’Oceano Indiano, a pochi chilometri dal deserto,  può capitare di vedere  anche le megattere, che da qui passano durante la loro stagione migratoria.
Anche la flora del parco è molto ricca e comprende più di 170 specie: tra le altre, l’orchidea primula, l’erba di Wallaby e altri arbusti costieri.
Durante la primavera australiana, tra agosto e ottobre, si può assistere a una straordinaria fioritura dei “bush”, rigogliosi cespugli di fiori selvatici.

Il Nambung National Park non ha alloggi o aree di campeggio
e quindi per dormire vicino al “Pinnacles Desert”, è necessario alloggiare nella cittadina di Cervantes o a Jurien Bay. L’aeroporto più vicino per visitare il Deserto dei Pinnacoli è quello di Perth che dista circa 3 ore di auto.
Nel 2008 è stato inaugurato il Pinnacles Desert Discovery Center, per permettere ai visitatori di conoscere la biodiversità dell’area e quei processi responsabili della formazione dei pinnacoli. Il momento migliore per visitare Pinnacles Desert è il tramonto, quando la luce assume colori fantastici.