Nel Castello della “Dama verde”

Il-castello-di-DunnottarScozia, costa Orientale, contea dell’Aberdeenshire, a due chilometri dalla cittadina di Stonehaven: affacciato sul mare del Nord, su uno scoglio a picco sul mare e collegato alla terraferma solo da un piccolo istmo, c’è il Dunnottar Castle, oggi di proprietà della famiglia di Weetman Pearson, che ne ha curato la ristrutturazione aprendolo poi ai visitatori.
Il nome Dunnottar deriva dalla parola Pittica “Dun che significa fortezza o luogo di resistenza e la zona dove sorge il castello fu abitata sin dall’antichità dalla popolazione pre celtica dei Pitti.

 

L’importanza del luogo per quest’antica popolazione era probabilmente di carattere religioso: i Pitti erano dei politeisti ed adoravano gli spiriti della natura che dividevano in divinità maschili e femminili.
Il sito di Dunnottar è legato alla leggendaria figura della divinità della Dea Madre della popolazione dei Pitti, figura conosciuta anche come “green Lady” o “Dama verde”.
La leggenda racconta che molti appartenenti alla popolazione dei Pitti, dopo diversi scontri con le popolazioni provenienti dall’Europa continentale, si convertirono al Cristianesimo e questo fu un colpo durissimo per la “Dama verde” che da allora vagherebbe in quelle che un tempo erano le cucine del castello alla “ricerca” dei figli “perduti”.
Questa “presenza” spiegherebbe poi anche le terribili vicende che si sarebbero consumate nel castello negli anni a seguire e di cui parleremo più avanti.
Arrivando in zona, scoglio e castello si scorgono all’improvviso, intorno, campi e prati verdi colorati da ginestre e narcisi: difficile resistere alla tentazione di raggiungerlo il più in fretta possibile. Il Dunnottar Castle è un vero gioiello, uno dei castelli più belli e suggestivi dell’intera Scozia.

La fortezza ha avuto soprattutto un ruolo chiave nella storia della Scozia e più in generale del Regno Unito. Infatti, è a partire dalla fine del XIII secolo che gli eserciti scozzesi ed inglesi se lo contendono ed un episodio chiave è quando nel 1297 William Wallace imprigiona gli inglesi all’interno della cappella, incendiandola.
Durante i secoli successivi la fortezza diviene un vero e proprio castello che, per qualche tempo, sarà anche il luogo in cui verranno custoditi i gioielli della corona scozzese.
In realtà queste costruzioni sparse sul promontorio non hanno mai costituito un castello vero e proprio ma piuttosto una sorta di cittadella fortificata che, attraversando secoli di storia scozzese, è stata teatro di molte vicende sanguinose.

Mel Gibson è William Wallace

Nel V secolo St Ninian portò il cristianesimo tra la popolazione dei Pitti e scelse Dunnottar come sito dove costruire una delle sue numerose chiese con la consacrazione, nel 1276, della prima cappella di pietra.
Ed è da allora che la “Dama verde“, si aggirerebbe nelle cucine di quel che resta del Castello, alla ricerca di quei “Pitti” che l’abbandonarono per convertirsi al Cristianesimo, dando inoltre il via alle tragiche vicende che coinvolsero Dunnottar.
Secondo la testimonianza di “Blind Harry” – un poeta del XV secolo e il cui poema epico fu d’ispirazione per il film Braveheart, William Wallace conquistò il castello che durante la guerra d’indipendenza era in mano inglese, dando fuoco alla cappella con una guarnigione di soldati inglesi chiusi al suo interno. La cappella che è possibile visitare oggi, fu ricostruita a seguito di questa vicenda nel XVI secolo.
Nel 1649 Charles I Re di Scozia ed Inghilterra (nipote di Mary Stuart), fu giustiziato da Oliver Cromwell, l’autoproclamatosi Lord Protettore. Nel 1650, il suo giovane figlio, Charles II, arrivò nel Nord Est della Scozia e passò una notte a Dunnottar prima di riprendere il viaggio a Sud per rivendicare il trono del padre. Apprendendo la notizia del suo arrivo, Cromwell ordinò un attacco massiccio alla Scozia: in tutta fretta Charles II venne incoronato a Scone, antica sede di incoronazione dei re scozzesi, ed i Gioielli della Corona, anziché venir riportati al castello di Edimburgo che era sotto assedio dalle truppe inglesi, furono consegnati al Conte Marischal che ricevette il compito di tenerli al sicuro presso Dunnottar Castle.

La corona, lo scettro e la spada di Stato furono portati nella fortezza da Katherine Drummond, nascosti in una sacco di lana. Tuttavia, non passò molto prima che il castello cadesse sotto assedio: per otto mesi la guarnigione di settanta uomini resistette contro gli invasori, finchè arrivò l’artiglieria pesante. Dopo dieci giorni di bombardamenti le truppe del castello si arresero ma gli inglesi, una volta entrati, non trovarono quello che stavano cercando: i gioielli della corona erano stati segretamente trasportati nella chiesa di Kinneff e sepolti sotto il pavimento, dove rimasero per ben undici anni, prima che il re ritornasse sul suo trono e diede disposizioni di riportarli ad Edimburgo.

Quel che resta della cappella

Uno dei capitoli più oscuri della storia di Dunnottar è quella del “Whig’s Vault”. Nel 1685, 122 uomini e 45 donne, il cui crimine era il rifiuto di riconoscere la supremazia del re nelle questioni spirituali, vennero rinchiusi nelle prigioni del castello: trentasette di loro giurarono fedeltà al re e furono rilasciati, venticinque riuscirono a scappare anche se quindici vennero nuovamente catturati e due morirono nell’impresa. Cinque prigionieri morirono nelle prigioni e tutti gli altri vennero deportati nelle Indie Occidentali, ma si crede che circa settanta di loro morirono di febbre durante il viaggio in mare.
Nel 1715, il decimo ed ultimo Conte Marischal, George Keith, fu condannato per tradimento per aver preso parte alla rivolta giacobita e le sue proprietà, incluso Dunnottar Castle, vennero sequestrate dal Governo.
Il castello venne in seguito abbandonato finchè venne acquistato dalla famiglia Cowdray nel 1925 e successivamente, il primo Visconte Cowdray, Weetman Pearson, intraprese un sistematico lavoro di ristrutturazione e da allora il Dunnottar Castle è rimasto nella proprietà di questa famiglia ed aperto al pubblico.

 

Il castello

I tanti viaggiatori che nel corso dell’anno visitano quel che resta di castello e cittadella, dopo aver lasciato l’auto in uno dei numerosi parcheggi del villaggio, proseguono il cammino lungo la spiaggia su di una passerella in legno. Una volta giunti ad un piccolo porticciolo, sono costretti ad imboccare un secondo sentiero molto ripido per un breve tratto, per poi proseguire tra le campagne e lungo la costa fino ad arrivare all’istmo che porta all’ingresso di Dunnottor. E’ un sentiero che si snoda in una distesa enorme di narcisi bianchi e gialli, tanto da sembrare davvero ritagliato in mezzo ai fiori: a metà del cammino, prima di raggiungere il cancello d’ingresso, vi è una panchina di legno che invita il visitatore a sedersi e a contemplare lo straordinario paesaggio che circonda il castello e il promontorio.

 

Una volta entrati attraverso un piccolo cancello si ha come l’impressione di essere catapultati in un mondo antico, nel quale il tempo sembra essersi fermato.
Accanto al cancello principale si trova il Benholm’s Lodging, un edificio di cinque piani costruito nella roccia, che ospitava una prigione e degli appartamenti. Alcune piccole finestrelle poste su tre livelli che si affacciano verso l’esterno sulla parete della Benholm’s Lodging, erano usate a scopo difensivo per poter colpire eventuali invasori.
Nello stesso luogo, proprio di fronte al cancello d’ingresso, si trovano, scavati nella pietra, quattro fori porta cannoni il cui scopo era di fronteggiare gli avversari nel caso fossero riusciti a penetrare nella fortezza.
Tra i ruderi, alcuni straordinariamente ancora intatti, un viottolo sterrato conduce ad un punto panoramico d’eccezione da dove è possibile ammirare il mare e la costa, da oltre 50 metri d’altezza.

Il porticciolo della cittadina di Stonehaven

Stonehaven è una cittadina di circa 11.000 abitanti, che con la sua magnifica posizione aperta sulla Stonehaven bay, presenta un entroterra di colline, valli fluviali e foreste. Si presenta come un paese piccolo e tranquillo, ma con molte da cose da vedere e molto attrezzato per accogliere i turisti.
Conosciuta principalmente per il Dunnottar Castle, Stonehaven offre anche un piccolo museo della pesca, il Toolboth Museum, una piscina riscaldata all’aperto dallo stile un pò retrò, nonchè numerosissime passeggiate nei magnifici dintorni.

Info:
http://www.stonehavenguide.net/