Fingal’s Cave, Grotta Melodiosa

L’isola di Staffa con, a destra, l’ingresso della Grotta Melodiosa

E’ conosciuta come la “Grotta Melodiosa”, in gaelico “Uaimh Bhinn”, e si trova sull’isola di Staffa, nelle Ebridi scozzesi: il suo nome, quello reale, è “Fingal’s Cave”, Grotta di Fingal dal nome dell’eroe Fingal, (Bianco Straniero), interprete di un poema dello scrittore James Macpherson del Ciclo di Ossian. Nella mitologia irlandese Fingal è conosciuto come Fionn mac Cumhaill, (in scozzese, Finn Mac Cool), che secondo la leggenda costruì un selciato tra Irlanda e Scozia, luogo che il portale, in questa rubrica, ha documentato nelle scorse settimane.

L’ingresso nella “Fingal’s Cave

Grotta Melodiosa”, questa definizione deriva dalla sua incredibile acustica naturale, un’acustica che, nel tempo, ha ispirato molti artisti tra i quali anche i Pink Floyd, Strindberg, Felix Mendelssohn, Johannes Brahm e molti altri.

Caverna Melodiosa in un’incisione del diciottesimo secolo

Formata da un alto soffitto ad arco con un’apertura di circa 20 metri d’altezza e 70 metri di profondità, la grotta è quasi simile a una cattedrale: all’interno, una serie di pilastri basaltici esagonali, originati, a quanto sembra, da una colata lavica avvenuta 60 milioni di anni fa, quando un’eruzione a contatto con l’acqua si solidificò formando queste colonne che si estesero dalla superficie fino in profondità, contribuiscono alla sua straordinaria acustica.
Staffa è una piccola isola tra le più romantiche e spettacolari dell’arcipelago delle Ebridi interne, ad ovest della Scozia, è un’isola, disabitata, ma ricca di fauna marina e ospita colonie di uccelli, tra i quali spiccano le Pulcinelle marine: la “Grotta Melodiosa” fa parte del National Nature Reserve del National Trust for Scotland.

Il naturalista inglese Sir Joseph Banks

La scoperta della Fingal’s Cave o per meglio dire la sua riscoperta è avvenuta nel 1772 quando il naturalista inglese Sir Joseph Banks, dopo aver partecipato alla prima spedizione di James Cook (1768–1771), che in tre anni lo portò a esplorare terre all’epoca incognite come il Brasile, Tahiti, la Nuova Zelanda e l’Australia, si imbarcò in una nuova spedizione che lo avrebbe portato in Islanda: lungo la via, Banks e la sua squadra fecero tappa all’Isola di Mull, in Scozia, dove sentirono parlare delle meraviglie dell’Isola di Staffa.
Quando arrivarono a Staffa era buio, piantarono la tenda vicino all’unica casa presente sull’isola, prepararono cena e a quanto pare ebbero non pochi problemi con una agguerrita popolazione di pidocchi.
Il giorno dopo però, le loro aspettative non andarono deluse e Banks dovette riconoscere che, come raccontò al suo rientro in patria: “questa architettura formata dalla natura, supera di gran lunga quelle del Louvre, di San Pietro a Roma, i resti di Palmira e Paestum, e tutto ciò che il genio, il gusto e il lusso dei Greci erano capaci di inventare”. Grazie a queste parole che ne esaltavano la bellezza, Staffa, ma soprattutto la sua grotta principale,  iniziarono ad attrarre visitatori.

L’ingresso, visto dall’interno, della Grotta Melodiosa

Fingal’s Cave, che sembra disegnata e intagliata, tanto è perfetta, armoniosa nei colori e nelle forme, è stata la musa ispiratrice di moltissimi artisti rimasti affascinati da quest’opera della natura.
L’elenco di questi artisti, musicisti, pittori e poeti, è lunghissimo e così, alla “rinfusa”, ecco alcuni partendo da Felix Mendelssohn che, dopo averla visitata nel 1829, compose “Die Hebriden”, (Ouverture Le Ebridi, Opus 26), che esprime il fascino della forza del mare, l’energia del moto alterno delle onde, lo stupore per il sublime spettacolo della natura offerto dalla grotta. Il movimento del mare ritmicamente cadenzato viene evocato mediante la ripetizione del tema iniziale, affidato in particolare agli strumenti ad arco.

L’ingresso della grotta marina, a sinistra e a destra, le colonne basaltiche

La grotta ricorre anche nei versi del poeta italiano Eugenio Montale, che la nomina nella poesia “Nubi color magenta… contenuta nella sesta sezione (VI. Madrigali privati) della raccolta poetica La bufera e altro.
Il luogo ispirò anche Brahms, con la composizione “Il Canto dalla Grotta di Fingal”.

I Pink Floyd oggi

Ma anche i Pink Floyd, con il brano strumentale “Fingal’s Cave”, che venne realizzato per il film Zabriskie Point nel 1970 per la regia di Michelangelo Antonioni ma alla fine, forse a causa del carattere fin troppo eclettico del brano, questo non entrò nella pellicola e fu pubblicato solamente nel 1972, all’interno del Bootleg Omay Yad. “Fingal’s Cave” è un brano estremamente etereo, completamente incentrato su suoni acuti (talvolta stridenti) sovrapposti a respiri, sussurri, parole e schiamazzi e, soprattutto, a effetti acustici che cercano di ricreare il placido rumore dello scorrere dell’acqua. Questa fatica musicale, della durata di quasi sette minuti, si conclude con una sempre più massiccia sovrapposizione di urla, risate sardoniche e parole capaci di dare vita a un tessuto verbale che sfiora il triviale.
Anche il drammaturgo August Strindberg, dopo averla visitata ne restò estasiato e ambientò nella grotta alcune scene de “Il sogno in un luogo detto Fingal’s Grotto; come lo scrittore francese Jules Verne che collocò nella grotta il finale del suo romanzo “Il raggio verde.

Fingal’s Cave nel dipinto di William Turner

William Turner, pittore e incisore inglese, appartenente al movimento romantico e che con il suo stile pose le basi per la nascita dell’Impressionismo dipinse la grotta nel 1832.
E il compositore e chitarrista romantico Johann Kaspar Mertz, diede il titolo di “La grotta di Fingal” ad uno dei due brani composti per chitarra sola nell’op.13.
Il romanziere Walter Scott ha descritto la grotta come una delle più straordinarie località da lui mai viste, che supera ogni descrizione di cui si senta parlare e racconta delle sue colonne basaltiche alte come a dover sostenere il tetto di una cattedrale, delle sue profondità rischiarate da una pavimentazione simile a marmo di colore acceso, del battito costante del mare profondo sulle rocce di basalto.
Il drammaturgo svedese August Strindberg nel suo famoso dramma “ A dream play” colloca alcune scene in un luogo chiamato “ Grotta di Fingal”.

Una pulcinella di mare sull’isola di Staffa

La grotta ha, come detto, un’ampia entrata e il periodo migliore per visitarla e ascoltare la sua melodia, va da aprile a settembre, durante la bassa marea , quando le acque che circondano l’isola sono più calme: l’ingresso alla caverna è proibito durante tutto l’anno, tuttavia è possibile arrivare fino all’imbocco della volta a bordo piccoli traghetti locali, sbarcare e camminare lungo un percorso naturale di gradoni e colonne spezzate.

Il difficile percorso sulle colonne basaltiche per raggiungere l’ingresso della Grotta di Fingal