La Torre del Diavolo

Per l’addetto al controllo delle linee elettriche Roy Neary, sposato e padre di tre figli, quel sogno ricorrente, un’alta torre di pietra, una vera a propria montagna isolata in una prateria, era diventato un vero e proprio incubo: così, usando materiale di vario tipo, dopo aver praticamente distrutto la cucina di casa, aveva ricostruito quel sogno, creando la montagna, anzi, la torre sognata, che avrebbe assolutamente dovuto raggiungere, senza tutta via saperne il perché.

E’ questa la storia che apre uno straordinario film, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” del 1977, di Steven Spielberg, con l’attore Richard Dreyfuss che interpreta Roy Neary.

Richard Dreyfuss in una scena di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Steven Spielberg

E se il racconto è fantascienza – il film si conclude infatti con l’incontro di Roy e di altri cittadini americani con gli alieni scesi sulla terra con intenzioni pacifiche – non lo è invece la “Torre”, che non è solo nei sogni di Roy, ma che esiste veramente: si tratta della Torre del Diavolo, “Devil’s Tower”, una montagna di 1588 metri di altitudine, tra le montagne rocciose dello Stato del Wyoming, nell’area geografica degli Stati Uniti conosciuta come Real America.

La torre, che si erge al di sopra del Belle Fourche River, ai confini della regione delle Black Hills, è in realtà il cuore di un antico vulcano, in cui la roccia circostante è stata via via erosa, rivelando così una massa centrale di magma raffreddato che si presenta oggi come un monolite di roccia pieno di fenditure, come fosse stato graffiato lungo tutta la sua superficie.

A proposito di queste “fenditure” sulle sue pareti, una leggenda Lakota, popolazione indigena che viveva e vive tutt’ora in quel luogo, racconta che mentre sette bambine raccoglievano dei fiori ai piedi del monte, degli orsi si avvicinarono per divorarle, ma il Grande Spirito le salvò trasportandole in cima al picco: i solchi sui lati del monte sarebbero le incisioni degli artigli degli orsi lasciati mentre questi tentavano di arrampicarsi e le bambine diventarono stelle, le famose Pleiadi.

Ma non solo, e qui non si parla più di leggende, ma di fatti che molti raccontano di avere vissuto: spesso, soprattutto di notte, misteriosi bagliori si registrano nei cieli sopra il monte e moltissime sono anche le testimonianze, non solo degli abitanti del luogo, ma anche di molti visitatori,  della visione di oggetti volanti non identificati, quasi  a confermare la storia del film di Steven Spielberg.

Ancora un’immagine della Torre del Diavolo con l’incontro con gli alieni

La Torre del Diavolo, in  lingua Lakota “Mato Tipila” o “torre dell’Orso”, deve il suo nome ad una spedizione del 1875, quando il colonnello Dodge, interpretando come “Bad God’s Tower” il nome dato dai nativi americani alla montagna, iniziò a chiamarla “Torre del Diavolo”, una montagna che rappresenta sicuramente uno dei paesaggi più caratteristici del Paese, tanto che attorno gli è stato poi fondato l’omonimo parco Nazionale: trent’anni più tardi, il 24 settembre 1906, il presidente degli Stati Uniti, Theodore Roosvelt, dichiarò la Torre Monumento Nazionale, il primo in assoluto di tutti gli Stati Uniti.
“Torre del Diavolo” che, a dispetto del suo nome è sacra agli Indiani d’America che considerano, tra l’altro un sacrilegio, le scalate compiute dai turisti per raggiungerne la cima.

Ogni anno infatti, nel mese di giugno, si svolgono una serie di cerimonie sacre ai Lakota e ad altre popolazioni di indiani americani quali i Kiowa e gli Cheyenne, che pretendono che, almeno in quel periodo, scalatori e turisti stiano alla larga dal loro monte.

La peculiarità di questa attrazione non consiste tuttavia solo nel monumento in sé, ma anche nel contrasto con il paesaggio circostante, una prateria che si estende a perdita d’occhio fino all’orizzonte, in cui la Torre del Diavolo si erge solitaria per circa 400 metri di altitudine.

La visione è talmente suggestiva da impressionare non solo i cineasti americani tra i quali appunto anche Steven Spielberg, ma anche gli antichi popoli nativi, che lo hanno infatti sempre considerano un luogo sacro, ritenendo che si sia formato non all’interno di un vulcano, ma grazie al dono di un grande spirito che lo eresse per salvare quelle giovani sette bambine in fuga dall’orso di cui abbiamo raccontato.

La Torre del Diavolo vista dalla Wyoming Hwy 24

Per arrivare alla “Torre del Diavolo” esiste solo un a strada, la “Wyoming Hwy 24″ e il parco in cui si trova, è aperto al pubblico tutto l’anno, 24 ore al giorno – tanto è vero che è possibile compiere visite anche notturne e chi le ha compiute racconta di avere assistito a qualche cosa di spettacolare – con il Visitor Center aperto solo per poche ore al giorno.

Una volta entrati nel parco, l’itinerario da compiere à piuttosto semplice:  si imbocca un sentiero che porta a compiere un giro completo intorno alla Devils Tower per tornare fino al punto di partenza.
Per completare l’intero percorso è necessario percorrere poco più di due chilometri incontrando un dislivello di circa 40 metri: è un sentiero alla portata di tutti ed è sicuramente la scelta migliore da fare per vedere la montagna da vicino.

Vale infine la pena inoltre ricordare che durante la camminata è possibile trovare pezzi di stoffa attaccati agli alberi che si incontrano durante il cammino: non vanno assolutamente toccati, si tratta di una simbologia spirituale indiana volta a rappresentare la connessione spirituale delle tribù della zona con la stessa torre.

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