La cappella “Tabot”

Axum, Etiopia, cappella “Tabot”

“Farai un’Arca di legno d’acacia e la rivestirai d’oro puro. E dentro vi porrai la Testimonianza che io ti darò” queste le parole con cui il Signore si rivolse a Mosé sul Sinai quando gli dettò i Dieci Comandamenti.

Nel film “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”, Harrison Ford, l’archeologo creato dal regista Steven Spielberg, trovò l’Arca in Egitto sul fondo di una tomba assediata da serpenti velenosi.

Ma la realtà potrebbe essere un’altra: l’Arca dell’Alleanza si troverebbe infatti in una piccola città dell’Etiopia, Axum, all’interno di una cappella chiamata “Tabot” e costantemente sorvegliata da un guardiano nominato a vita dal suo predecessore che la presidia costantemente senza potersene mai allontanare, nel rispetto detti detti biblici del “Kohanim”,  tenendola nascosta agli occhi del resto del mondo.

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Una ricostruzione, tra le tante, dell’Arca dell’Alleanza

Ma andiamo con ordine.
La città di Axum si trova nel nord dell’Etiopia, nella Regione dei Tigrè e un tempo è stata la capitale del regno omonimo, nonché una delle città più antiche dell’Africa: la sua fondazione risale al 400 a.C. e fu una potenza mercantile e navale che dominò il territorio fino al X secolo.

A parte la vicenda legata all’Arca dell’Alleanza, l’importanza dei ritrovamenti dei siti  archeologici di Axum è stata tale da essersi guadagnata il titolo di Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Tuttavia, chi fosse affascinato dalla mitologia legata alla religione cristiana, probabilmente giungendo ad Axum ignorerebbe qualsiasi scavo e si recherebbe direttamente verso un solo sito: la cappella della Chiesa di Nostra Signora Maria di Zion per vedere l’Arca con i propri occhi, un desiderio tuttavia impossibile da realizzare ed è forse proprio questo che rende così affascinante questo luogo.

Panoramica della cappella "Tabot"

Panoramica della cappella “Tabot”

Solo il suo guardiano può infatti accedere all’interno dove in una saletta isolata della cappella, chiusa da una porta protetta da sette serrature, sarebbe custodita l’Arca: forse si tratta solo di una riproduzione, non dell’originale, tuttavia il mistero che circonda questo luogo ha reso la cappella uno dei posti meno accessibili al mondo.

A quanto sembra, l’unica altra persona oltre al guardiano, ad avere visto con i propri occhi l’Arca, sarebbe stato Edward Ullendorff, un professore emerito alla School of Oriental and African Studies di Londra, nel 1941. All’epoca, ufficiale dell’esercito britannico, lo studioso morto nel 2011, ha riferito di aver visto “solo una ricostruzione medio-tardo medievale, certamente non l’Arca originale, una come tante altre viste in numerose chiese in Etiopia” sicuramente una testimonianza autorevole, ma impopolare, che tra l’altro oggi nessuno può smentire o confermare.

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Chiesa nuova di Nostra Signora Maria di Sion, davanti alla quale è la cappella “Tabot”

Tornando alla Chiesa di Nostra Signora Maria di Sion, dalla sua fondazione è stata distrutta e ricostruita almeno due volte: era il luogo tradizionale in cui gli imperatori etiopi venivano incoronati ed è tutt’oggi è un luogo di culto e meta di pellegrinaggi. La cappella dell’arca dell’Alleanza non si trova al suo interno, ma nel giardino, adiacente alla vecchia chiesa, in una struttura appositamente costruita per custodire la reliquia dopo che un “calore divino aveva rotto le pietre del precedente santuario”, struttura chiamata appunto “cappella di Tabot”.

La struttura si trova in un’area compresa tra la cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion completata nel 1965, considerata il luogo di culto più importante e più antico dell‘Etiopia e la chiesa vecchia, risalente al XVII secolo.

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Vecchia Cattedrale di Nostra Signora Maria di Sion, adiacente alla Chiesa Nuova

Il luogo di culto originario dedicato a Nostra Signora Maria di Sion fu edificato nel IV secolo durante il regno di Ezanà di Axum, primo monarca cristiano d’Etiopia convertito da San Frumenzio.

L’importanza della chiesa si mantenne inalterata per molti secoli, tanto che quasi tutti gli imperatori etiopi furono incoronati al suo interno; i monarchi proclamati altrove ricevettero la legittimazione solo in seguito alla loro visita alla cattedrale.

Intorno alla metà del X secolo, la regina pagana o ebrea Gudit (o Yodit), invase il Regno di Axum e distrusse tutti i luoghi di culto cristiani, tra cui l’antica cattedrale.
In seguito l’edificio fu ricostruito, anche se con dimensioni più modeste, ma nel 1535 fu nuovamente distrutto durante l’invasione dell’Abissinia da parte di Aḥmad Grāñ b. Ibrāhīm, che guidava le truppe del sultano di Adal.

Alcuni anni dopo una nuova chiesa ancora più piccola fu edificata per volere dell’imperatore d’Etiopia, Claudio,  e ampliata dal suo successore Menas.
La cattedrale fu ricostruita infine dall’imperatore Fāsiladas nel 1665.

Chiesa di Nostra Signora Maria di Sion

Ancora un’immagine della Chiesa di Nostra Signora Maria di Sion

Ma l’Arca dell’Alleanza come sarebbe finita in Africa? La storia prende spunto dal testo sacro etiope Kebra Nagast, secondo il quale Re Salomone l’avrebbe donata a Menelik I, il figlio avuto dalla regina di Saba, leggendaria fondatrice dell’Etiopia, che l’avrebbe fatta portare ad Axum.
Da allora l’Arca sarebbe custodita nella piccola cappella e ancora oggi i religiosi copti sostengono che si trovi lì: nel 2009 l’allora patriarca della Chiesa ortodossa etiopica, Abuna Paulos, dichiarò che l’Arca dell’Alleanza “si trova da tremila anni in Etiopia e con la volontà di Dio continuerà ad essere lì.

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Panoramica di Axum, in primo piano l’area con stele ed obelischi

Gli scettici sostengono che l’intera vicenda e tutto il Kebra Nagast, siano solo propaganda per giustificare la linea di discendenza ereditaria degli imperatori di Etiopia, da Menelik, come di origine divina. Ma tutti gli etiopi di religione cristiana sono fermamente convinti della veridicità della storia. E questo include ovviamente le alte cariche della Chiesa ortodossa etiopica.

In realtà numerose sono state le teorie formulate nei tempi sul luogo dove si possa davvero trovare l’arca.
Ne “I predatori dell’arca perduta“, come detto, ci si rifà all’ipotesi egizia, che la vede custodita in una camera sotterranea nella città di Tanis. Altre invece la vogliono da qualche parte in Palestina; altre ancora nello Zimbabwe o, ancora, sul Monte Nebo in Giordania.

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Una scena del film “Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta”

Ci sono poi alcuni studiosi che sostengono che questo straordinario reperto sia andato distrutto con il sacco babilonese di Gerusalemme. Altri infine, non si sa in base a quali informazioni, che l’Arca potrebbe essere stata trafugata dall’esercito italiano durante l’occupazione dell’Etiopia nel 1936.
Quale che sia la verità, e se l’oggetto esista davvero o sia mai esistito, non lo sapremo mai. In casi come questi, come i fedeli cristiani, bisogna solo credere.

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