Nella Grotta dei Cristalli

Secondo gli esperti che li hanno studiati, sono occorsi almeno 100 anni per vedere una crescita non superiore allo spessore di un capello: detto questo, basta guardare una delle fotografie che pubblichiamo, per immaginare il tempo che è stato necessario per raggiungere quelle dimensioni, non decine, ma certamente milioni di anni.

Stiamo parlando dei cristalli di selenite scoperti meno di venti anni fa in una grotta ad oltre 300 metri di profondità tra le montagne di Naica, nello Stato di Chihuahua, in Messico e subito battezzata “Cueva de los Cristales” (Grotta dei cristalli).
Ma iniziamo dal principio.
Oltre 200 anni fa, nel giugno nel 1794, tre minatori, Alejo Hernandez, Pedro Ramos de Verea e Vicente Ruiz, registrarono una nuova miniera di argento e piombo scoperta in un terreno accanto al quale negli anni successivi sarebbe nata la città di Nica.

Per anni la miniera restò tuttavia inoperosa e solo verso la fine dell’ottocento iniziò la produzione. Pochi anni più tardi, siamo agli inizi del ‘900, i minatori che cercavano argento e piombo, scoprirono la “Cueva de Las Espadas”, (la Grotta delle Spade), così chiamata per via della scoperta di grandi cristalli di selenite – conosciuta anche come “pietra di luna”, un tipo di gesso traslucido che ricorda la luminosità lunare e che conferiva alla grotta un aspetto quasi spettrale – cristalli dicevamo, simili a spade, in alcuni casi lunghi anche due metri, che ricoprivano le pareti: per preservare quanto trovato, la grotta venne sigillata.

Trascorsero ancora anni e mentre gli scavi nella miniera continuavano, tra gli anni 2000 e 2002, i minatori, a circa 300 metri al di sopra delle gallerie dove si scavava per la ricerca del l’argento e del piombo, ad altrettanti metri dalla superficie, trovarono una grande ed enorme cavarna, anche questa contenente cristalli di selenite, ma molto più imponenti, formazioni lunghe tra i 15 e i 20 metri, dal diametro, in alcuni casi, di quasi 2 metri e pesanti sino a 55 tonnellate.

Una scoperta straordinaria, anche perché le condizioni di quel luogo erano incredibili: tra i 48 e i 50 gradi la temperatura della grotta, con un’umidità vicina al 100 per cento, condizioni che impedivano all’uomo di potervi accedere se non con apposite tute e solo per pochi minuti.
“Sembra di entrare in un forno. Quel che ti accoglie è un muro di caldo e umido, inimmaginabile, che si incolla alla pelle. Entri forzando contro la tentazione di tornare indietro, mentre il corpo suda alla disperata ricerca di refrigerio. Attraversi foreste di cristalli, come fossero alberi inclinati e abbattuti su cui passare leggero. Bianchi e traslucidi paiono concrezioni di ghiaccio. La vista ti mozza il fiato, coadiuvata dall’aria bollente che sei costretto a far entrare nei polmoni. Sei dentro a un gigantesco geode, ma devi fare in fretta. L’ambiente ti concede solo pochi minuti, non puoi permetterti di indugiare a lungo…”.
Così Antonio De Vivo, speleologo dell’Associazione Geografica La Venta”, descrive “La Grotta dei Cristalli“: nel gennaio 2006 il Team la Venta, composto da un gruppo internazionale di speleologi e ricercatori che ha esplorato molte zone del pianeta, insieme a “Speleoresearch & Films“, una compagnia di produzione messicana, hanno dato il via ad una campagna di esplorazioni triennale per documentare quest’assoluta meraviglia.

La stupefacente foresta scoperta nel buio di questa grotta rappresenta qualcosa di unico nel mondo, qualcosa che nessuno aveva mai visto in precedenza e che non si pensava potesse esistere.
Vi sono molte domande ancora senza risposta sull’origine dei grandi cristalli, ma alcuni dati sono già disponibili. La loro formazione sarebbe avvenuta in ambiente sommerso, cioè quando la grotta si trovava al di sotto del livello della falda acquifera locale. L’attività della miniera, che si è sviluppata a sempre maggiori profondità, ha comportato, negli anni, il progressivo pompaggio all’esterno delle acque profonde sino a che è stato prosciugato, circa 15 anni fa, il livello a cui si trova la grotta, a 300 metri di profondità.

Attualmente argento e piombo vengono estratti quattrocento metri al di sotto della grotta, e per mantenere questa area attiva gli operai della Compagnia Peñoles che ne ha acquisito la proprietà, pompano in superficie circa 1.000 litri al secondo di acqua a 59 °C. e questo spiega l’alta temperatura degli ambienti sotterranei e rende la sperimentazione delle tute refrigerate assolutamente indispensabili per poter entrare nella grotta.

Secondo la rivista Geo quella di Naica è la Cappella Sistina della geologia”: ma le bellezze di Naica potrebbero scomparire: a quanto sembra infatti, l’esposizione all’aria ha bloccato la crescita dei cristalli e questo potrebbe portare al loro progressivo deterioramento. Solo con l’interruzione degli scavi questi tornerebbero a crescere.
Per molti anni, la  Grotta dei cristalli è stata considerata come un mistero della scienza, fino a quando Juan Manuel Garcia-Ruiz, scienziato dell’ Università di Granada in un articolo apparso sulla rivista Granada“Proceedings of the National Academy of Sciences”, ha svelato la sua origine: per Garcia-Ruiz i

Juan Manuel Garcia-Ruiz, scienziato dell’ Università di Granada

cristalli sono cresciuti e crescono in modo lentissimo: secondo i suoi calcoli il materiale si cristallizza e cresce a un ritmo che equivale allo spessore di un capello ogni 100 anni: “la crescita è talmente lenta che fino a oggi era quasi impossibile da misurare. Ci siamo riusciti in questo studio perché abbiamo progettato un microscopio con l’ Università di Sendai, in Giappone. Questo strumento ci ha permesso di stimare che alcuni dei cristalli sono cresciuti in circa un milione di anni”, ha precisato lo scienziato.

Studi ed esplorazioni sono ancora in corso da parte della associazione italiana di esplorazioni geografiche La Venta in collaborazione con SpeleoResearch&Film e Ferrino, società che hanno dato il via ad un progetto che possa permettere a tutti di godere delle bellezze di questo straordinario luogo.
Per questo motivo sono state progettate e realizzate particolari tute condizionate, brevettate dal gruppo La Venta, che permettono di resistere sino a due ore all’interno della caverna e quindi di svolgere attività esplorative, di ricerca e di conservazione, una vera e propria spedizione astronautica, ma sul nostro vecchio pianeta Terra.

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