Sahara el Beyda

Sabbia bianca?: dove?, ma ai Caraibi, alle Seychelles; anche alle Maldive, in Polinesia Francese e in qualche altra splendida isola sparsa nei mari del mondo, ma, strano a dirsi, la si può trovare anche al centro dell’Africa, in una remota zona del deserto del Sahara egiziano.
Nel deserto del Sahara?, si, proprio al centro di questo straordinario deserto, ecco che dalla sabbia e dalle dune color ocra, si passa improvvisamente, (siamo a una quarantina di chilometri dall’oasi di Farafra), al “Sahara el Beyda”, letteralmente il “Deserto bianco”.

Si tratta di un’area di circa 300 chilometri quadrati dove la sabbia è, come detto, bianca, di un bianco quasi abbagliante, ma non solo, è inoltre cosparsa da numerose ed incredibili formazioni di roccia calcarea e gesso chiamate “Jardangher”, all’interno delle quali è possibile scovare caverne più o meno grandi, conosciute come “stargate” formatesi in seguito all’erosione causata dal vento, dalla sabbia e, in alcuni casi, anche dalla pioggia.
“Sahara el Beyda” si trova, come detto, poco distante dalla piccola oasi di Farafra, persa nell’immensità del deserto occidentale egiziano, tra le oasi di Dakhla e Bahariya, abitata da alcune migliaia di beduini e famosa, oltre che per il “deserto bianco”, anche per le sue due sorgenti calde, “Bi’r Sitta” e quella adiacente al lago di “al-Mufid”.

Sahara el Beyda”, un luogo candido, come nessuno potrebbe immaginare, tra le dune color ocra del deserto del Sahara e il suo fascino sta proprio nel suo bianco abbagliante che, al viaggiatore, appare all’improvviso, con i suoi pilastri e monoliti di gesso, che a volte assumono la straordinaria forma di uomini, animali, funghi o ad dirittura fiori.

Uno spettacolo che giunge a lambire in questa area del deserto, Siwa a nord e il territorio libico a ovest, collegando le brulle lande del Deserto occidentale con il “Grande mare di sabbia”: un’area, quella di Sahara el Beyda formatasi dopo il ritiro di laghi e paludi che sino ad alcune migliaia di anni prima bagnavano l’intera regione.

Perché quello che oggi è “il deserto bianco”, era una savana, dove correvano gazzelle e vivevano i leoni: senza dimenticare che vi scorrevano anche grandi fiumi e che oggi sotto lo strato di sabbia bianca, il terreno è disseminato di miliardi di pietre scavate dal vento e da conchiglie fossili.
In questa terra desolata, il vento del Sahara crea, come detto, placche bianchissime e fragili: per preservare questo miracolo geologico, tutta l’area è stata riconosciuta come parco nazionale e il flusso delle 4×4, le auto che portano i turisti e le loro guide, che con la loro pressione danneggiano le placche, è monitorato dalle autorità.

Delle riserve idriche dell’antichità sono rimaste solo i bacini dell’oasi di Farafra a sud, di Bahariya a nord e di Siwa a nord ovest. Quest’ultima è diventata celebre per il film Il Paziente Inglese e per le numerose spedizioni condotte da molti avventurieri europei nel XIX secolo che seguivano le tracce fornite da Erodoto e dalle imprese di Alessandro Magno.

Dimenticata per decenni, la regione del Sahara el Beyda, è ritornata a far parlare di sé per alcuni ritrovamenti archeologici avvenuti casualmente: si racconta che durante la costruzione di un nuovo quartiere nella periferia di Bahariya, un operaio sprofondasse nel terreno instabile del cantiere, portando così alla scoperta della Valle delle Mummie, una delle più grandi necropoli egizie con un totale di 10.000 sepolture risalenti al periodo tra il IV e il I sec. a.C.
Le persone che visitano queste strane terre hanno spesso avuto la sensazione di visitare un altro pianeta, nonostante si trovassero a poche ore di auto da Il Cairo.

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