Joana Vasconcelos in mostra ad Ascona
Dal 15 giugno al 12 ottobre il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, sul versante svizzero del lago Maggiore, di ospita la prima personale di Joana Vasconcelos (Lisbona, 1971), una delle voci più autorevoli dell’arte contemporanea internazionale, che ha partecipato a tre Biennali d’arte di Venezia ed esposto in prestigiose sedi in tutto il mondo, prima donna a proporre una propria mostra alla Reggia di Versailles e al Guggenheim Museum Bilbao.
La rassegna a carattere antologico, appositamente ideata per gli spazi del museo svizzero, curata da Mara Folini e Alberto Fiz, presenta oltre 30 opere tra installazioni, lavori a parete, dipinti, disegni, video e libri che ripercorrono i momenti salienti del suo percorso creativo, dagli anni Novanta a oggi.
Riconosciuta per le sue sculture monumentali e le installazioni immersive, Joana Vasconcelos decontestualizza gli oggetti di uso quotidiano e aggiorna il concetto di arte, artigianato e design, stabilendo un dialogo tra la sfera privata e lo spazio pubblico, il patrimonio popolare e la cultura alta. Con leggerezza e ironia affronta tematiche connesse con l’identità femminile, la società dei consumi e la memoria collettiva.
L’esposizione si sviluppa sui due piani del museo offrendo una immagine esaustiva della sua ricerca in un itinerario fortemente coinvolgente a cui è necessario avvicinarsi senza pregiudizi tanto che, prima dell’ingresso, gli spettatori sono costretti a passare attraverso Wash and Go (1998), una installazione che ricorda l’autolavaggio delle auto formata da due rulli colorati che propongono una simbolica rigenerazione: subito dopo avviene l’impatto con La Baronessa (2023), scultura tessile monumentale alta dieci metri disposta verticalmente che appare come una divinità fluida e che sembra avvolgere l’intero edificio.
L’opera, a seconda del luogo in cui compare, viene disposta in maniera differente e in questo caso l’artista portoghese l’ha voluta dedicare alla “Baronessa”, l’espressione con cui Marianne Werefkin, artista russa alla quale si deve la fondazione del museo asconese, veniva chiamata dagli amici facendo riferimento ai suoi nobili natali.
La rassegna presenta gli aspetti di una indagine sfaccettata che attraversa due decenni di attività dove l’artista dà vita a una narrazione che rispecchia l’animo umano in una progressiva relazione tra ragione e sentimento, tra apollineo e dionisiaco. Sono stanze segrete quelle che si possono visitare ad Ascona, unite da un sottile filo rosso che permette di sviluppare un percorso unitario, ricco di sorprese.

I lavori dell’artista hanno la specifica caratteristica d’interagire con lo spazio contaminando pittura, scultura e architettura: questo processo ha coinvolto anche le opere a parete, come appare evidente nella serie di rare composizioni realizzate tra il 1998 e il 2003 in fibra di vetro e acciaio che già sviluppano la tridimensionalità, esprimendo insofferenza verso l’astrazione tradizionale.
Da qui deriva la serie Crochet Painting che coinvolge l’arte tessile oltre a scultura e pittura. In questo caso il lavoro all’uncinetto esce dalla sua sfera domestica e si trasforma in linguaggio visivo potente e carico di significato.
Un’intera sezione della mostra è dedicata agli Stupid Furniture (2021-2022), un progetto che prevede il riutilizzo di mobili desueti o destinati a finire nelle soffitte: Joana Vasconcelos ne riattiva le energie rimettendoli in circolazione in base a un processo metamorfico reso possibile grazie all’inserimento di forme tessili colorate che avvolgono strutture in legno o vetro in modo da creare ambienti organici e multidimensionali.
I mobili inutili escono dal loro isolamento per invadere gioiosamente l’ambiente: sono opere che hanno titoli evocativi familiari o sentimentali quali La Sirenetta, Caldi Abbracci, Happy Hour, Acconciatura o Lollobrigida in omaggio all’attrice italiana.
Completa la rassegna una serie di disegni, progetti, e appunti custoditi da Joana Vasconcelos nei suoi Cahiers de Ma Vie, che si possono leggere come i diari personali nei quali scaturisce la scintilla iniziale di tutta la sua straordinaria produzione.

La mostra di Ascona si svolge in occasione delle celebrazioni dei cento anni della Conferenza di pace di Locarno (1925) che contribuì a un breve periodo di distensione e di collaborazione tra le nazioni europee dopo la Prima guerra mondiale e il Trattato di Versailles.
Il percorso espositivo di Joana Vasconcelos, basato sulle radici unificanti dei popoli e sullo scambio dei saperi in direzione di una cultura che promuove la pace rientra così a pieno titolo tra le iniziative pianificate nella regione del locarnese per ricordare l’importante evento storico.
Per tutta la sua durata saranno organizzati momenti d’incontro, con spettacoli di musica, performance e di danza, con laboratori didattici per bambini e per adulti, con conferenze e una sfilata di moda, in collaborazione con gli enti e le associazioni radicate nel territorio ticinese, tra cui la Compagnia di Teatro Tiziana Arnaboldi e il suo Teatro San Materno, la Fondazione Monte Verità di Ascona, La Scuola Arti e Mestieri della Sartoria di Lugano, il Teatro del tempo di Mario Pagliarani e con il Museo in erba di Lugano per la didattica.
Accompagna l’esposizione, un catalogo Allemandi editore (bilingue italiano-inglese) con testi dei curatori e un’intervista inedita di Alberto Fiz e Mara Folini a Joana Vasconcelos.

Info:
Joana Vasconcelos. Flowers of My Desire
Ascona (Svizzera), Museo Comunale d’Arte Moderna
Dal 15 giugno al 12 ottobre
Orari: martedì-sabato, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17;
domenica e festivi, dalle 10.30 alle 12.30.
Biglietti: intero, CHF 15.-; ridotto, CHF 10.
Tel. +41 (0)91 759 81 40
museo@ascona.ch
www.museoascona.ch
Catalogo: Allemandi editore
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