Torna ad Aosta la Fiera di Sant’Orso
La città di Aosta ha compiuto, nel 2025, ben 2050 anni, un compleanno importante, celebrato il giorno del Solstizio d’Inverno nel quale, come volle Augusto, il sole sorge perfettamente allineato all’antico Cardo Maximus, corrispondente all’attuale via Croce di Città: esattamente per la metà di questi 2050 anni la città ha celebrato la ricorrenza nella notte del 30-31 gennaio e lo farà anche nel 2026, presentando i frutti più belli e preziosi dell’ingegno manuale degli artigiani di questa regione alpina con la Fiera di Sant’Orso, appuntamento amatissimo e imperdibile per residenti e appassionati che, di inverno in inverno, trascorrono la veillà (veglia) tra le strade del centro tra banchi e botteghe artigiane.
La tradizione va avanti da più di dieci secoli e mille e più, sono anche gli artigiani attesi nel centro del capoluogo, provenienti da ogni angolo della Regione più alta d’Italia: ma non sono i numeri a rendere speciale questo appuntamento, ma il fatto stesso di potersi ritrovare tra anime affini, riconoscendo nel talento e nella maestria di ciascuno una storia che affonda le proprie radici nelle famiglie della Valle.
Ritratto di consueto accompagnato da un uccellino e da un bastone pastorale, Orso di Aosta non è uno di quei Santi di cui conosciamo, come si suol dire, vita, morte e miracoli: pare fosse un eremita irlandese, vissuto tra IV e V secolo, presbitero della Chiesa di San Pietro (oggi collegiata dei Santi Pietro e Orso) in Aosta.
Una tradizione locale vede Orso impegnato, proprio durante i giorni più freddi dell’anno a fine gennaio, nella fabbricazione di sabot in legno da regalare ai poveri che da lui accorrevano per salvarli dal gelo.
Nasce forse proprio da qui, il legame tra il nome del Santo e l’artigianato valdostano: dalla necessità di industriarsi, di fabbricare da soli tutto ciò che è necessario, innanzitutto, alla sussistenza: non nascono da un concorso di bellezza, l’artigianato valdostano di tradizione e la Fiera di Sant’Orso, ma dalla lotta per la sopravvivenza al periodo più freddo; abili, creativi, intraprendenti: amano mettersi in gioco e, quando lo fanno, danno vita a opere capaci di conquistare tutti.
Ma chi sono i mille e più artigiani che affollano, ogni anno, le strade di Aosta? Alcuni di loro hanno cominciato a intagliare da bambini, per gioco, pascolando le mucche; altri hanno imparato dalla famiglia, qualcuno in corsi appositi; a volte è stato un percorso di studi, altre ancora un hobby che ha preso il sopravvento: ogni artigiano ha seguito una strada diversa, unica.
Quello che è certo, è che dietro ogni creazione c’è una storia, un volto, una passione che si rinnova di generazione in generazione.
Il legno, naturalmente, ha il sopravvento, ma oltre a chi intaglia e a chi scolpisce, c’è anche chi tesse e chi forgia; chi lavora la pietra, chi il ferro battuto, chi tessuti in pizzo o cuoio e fibre naturali: tutti, in ogni caso, mossi dalla stessa passione. Sfaccettati, unici e irripetibili, proprio come le loro opere.
Appena ad Est del centro storico di Aosta, tra la Porta Pretoria e l’Arco di Augusto, sorge proprio intorno alla collegiata dei Santi Pietro e Orso, il borgo che prende il nome da quest’ultimo: il borgo di Sant’Orso, cuore storico dell’omonima fiera, è dominato da uno dei più imponenti campanili romanici di tutto l’arco alpino.
La chiesa collegiata è uno scrigno dove ammirare tesori dell’arte medievale, come gli affreschi ottoniani sopravvissuti nel sottotetto della chiesa o i capitelli marmorei istoriati del chiostro, tra i cicli scultorei romanici meglio conservati pervenuti fino a noi.
Un salto avanti nel Rinascimento aostano, con l’adiacente Palazzo del Priorato, e di nuovo uno indietro alla tardo-antichità romana all’altro capo della piazza, con la Basilica Paleocristiana di San Lorenzo, tornata alla luce negli anni Settanta e sorta intorno al V secolo su una preesistente area cimiteriale romana dove furono sepolti i primi martiri aostani: quest’area, anche oltre le sagome dei banchi degli artigiani della Fiera, è sicuramente tra le più interessanti della città di Aosta.

L’immagine dell’edizione 2026 della Fiera di Sant’Orso è stata ideata dallo Studio Arsenale di Davide Bongiovanni, con le illustrazioni di Annie Roveyaz.
Pensato per essere osservato con attenzione, il manifesto è ricco di dettagli e di piccoli racconti da scoprire nel ricordo delle veillà d’antan, le lunghe sere d’inverno in cui ci si riuniva per trascorrere il tempo insieme.
Attraverso il tratto e i colori, dal buio mai cupo, ma colmo di gioia, calore e condivisione, alla luce del giorno, simbolo della festa, il design grafico restituisce l’essenza più autentica della Foire de Saint-Ours: un evento vivo e partecipato, fatto di suoni, voci e volti, di artigianato e sapori, di oggetti e colori.
Nel dialetto valdostano, il patois, “Veillà” vuol dire “veglia”: è una festa che potremmo definire autogestita: dalle 19 del 30 gennaio in poi passeggiando nelle vie si possono incontrare cori che improvvisano miniconcerti e gruppi folkloristici che si esibiscono in brevi spettacoli mentre ci si scalda sorseggiando del vin chaud o del brodo caldo. In alcuni casi, su invito, è anche possibile visitare le “crotte”, le cantine del borgo che i residenti aprono per l’occasione proponendo musica, momenti conviviali e degustazioni di salumi ed altri prodotti tipici.
Nell’ambito della Fiera di Sant’Orso il padiglione dedicato all’Atelier des Métiers, sulla centrale piazza Chanoux, ospita le opere degli artigiani professionisti; qui è possibile trovare oggetti di ogni genere: mobili, sculture, complementi d’arredo, curiosità, suppellettili, tessuti e molto altro. I materiali rispettano anch’essi la tradizione: legno principalmente, ma anche pietra, rame, ferro battuto e così via.
Inoltre, non poteva mancare il padiglione gastronomico: sarà in piazza Plouves dove si riuniranno le aziende del settore agroalimentare della Valle d’Aosta che proporranno le specialità della Valle d’Aosta: tante le categorie rappresentate, dai formaggi e i prodotti lattiero-caseari in genere, alle carni, ai salumi; dai prodotti dolciari e da forno ai mieli, marmellate, frutta, verdura e naturalmente vini e liquori.
Info:
https://www.lasaintours.it
Per chi desiderasse lavorare da remoto in Valle d’Aosta, il portale Booking Valle d’Aosta – strumento per la prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre un elenco completo di strutture ricettive valdostane (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di prenotare direttamente online senza intermediari e senza alcun costo di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.














