Il velo sottile di Samhain

Quando le prime nebbie autunnali avvolgono i paesaggi d’Irlanda, un’atmosfera ancestrale di intrigo, giocoso mistero e convivialità si diffonde sul territorio: più di duemila anni fa, il calendario celtico celebrava Samhain (“fine dell’estate”), il momento liminale in cui i raccolti venivano messi al sicuro nei granai e il mondo entrava nella sua metà oscura.

Tra il 31 ottobre e il 1° novembre, i clan si radunavano attorno al fuoco nel momento esatto in cui il velo tra il mondo dei vivi e l’Oltretomba (Otherworld) si assottigliava a tal punto da consentire agli spiriti e alle divinità di camminare nuovamente tra i mortali ed è in questa profonda e intima tradizione di comunità, legata al fuoco e alla narrazione orale, che risiede la genesi autentica di Halloween, un’eredità culturale che l’Irlanda oggi reinterpreta fondendo storia millenaria e creatività contemporanea.

I costumi moderni derivano direttamente dai travestimenti rituali dell’epoca: i Celti e i Druidi coprivano i propri volti con la cenere dei falò o indossavano pelli e corna animali affinché gli spiriti erranti li scambiassero per creature ultraterrene, passandoli oltre senza recare loro danno; anche la pratica di andare di porta in porta nasce dalle usanze medievali del guising (l’antica usanza di andare di casa in casa mascherati offrendo una canzone o una performance in cambio di un dono) e del mumming (le sfilate di attori popolari in costume che mettevano in scena brevi recite di strada), quando i bambini e le fasce più povere della popolazione percorrevano i villaggi in travestimento offrendo canzoni o preghiere per i defunti in cambio di cibo o monete; un’offerta rituale che, se rifiutata, si credeva potesse attirare la sventura sulla casa.

Questo profondo legame con il destino e l’invisibile si riflette in una gastronomia autunnale ricca di elementi simbolici, un vero e proprio folklore da mangiare: durante le celebrazioni non può mancare il Barmbrack (Báirín Breac), un pane dolce speziato con frutta secca e whiskey.

Barmbrak

Tradizione vuole che nell’impasto vengano nascosti piccoli oggetti vaticinanti capaci di svelare il futuro di chi riceve la fetta, come un anelloche  preannuncia nozze imminenti, una moneta che promette prosperità, un pezzo di stoffa che indica difficoltà finanziarie, un pisello che indica l’assenza di matrimonio entro l’anno o un fiammifero, che profetizza un legame infelice.

Sulle tavole delle comunità si serve anche il Colcannon, un piatto a base di purè di patate, cavolo riccio e cipolle che spesso nasconde piccole monete per il divertimento dei più giovani, mentre storici giochi di società come il bobbing for apples (la pesca delle mele con la bocca) continuano a intrattenere le famiglie celebrando l’unione comunitaria.

Pur non essendo legato strettamente al cibo, un altro rito domestico imperituro è lo “Shaving the Friar” (letteralmente “radere il frate”), un antichissimo passatempo di abilità che si svolgeva originariamente proprio accanto al caminetto della cucina, dove si preparavano i banchetti di Samhain: il gioco consiste nel modellare un cono compatto con la cenere della legna, posizionando un legnetto sulla sommità; a turno, i partecipanti devono asportare con un coltellino piccole porzioni di cenere dalla base della piramide, sfidando la gravità. Chi provoca il crollo della struttura perde la partita, in un rituale di arguta giocosità che ancora oggi è molto sentito nella contea di Meath, parte dell’Ireland Ancient East, il territorio in cui situa la nascita delle tradizioni legate ad Halloween.

Per riprodurre a casa questo antico sapore rituale, si segue il procedimento tradizionale, ogni famiglia ha i propri segreti, ma una ricetta molto diffusa prevede:
ingredienti per la miscela di frutta: 350 g di uva sultanina, 50 ml di whiskey rigorosamente irlandese (in Irlanda whiskey si scrive con la “e”), tè caldo (quanto basta a coprire la frutta), succo e buccia grattugiata di 1 limone;
ingredienti per l’impasto: 450 g di farina di grano duro, un pizzico di sale, 15 g di lievito secco, 280 ml di latte a temperatura ambiente, 50 g di burro ammorbidito, 50 g di zucchero, 1 uovo sbattuto;
ingredienti per la guarnizione: 1 cucchiaio di burro, 1 cucchiaino di cannella macinata, ½ cucchiaino di spezie tritate.
Procedimento: Si immerge l’uva sultanina nel whiskey, nel tè caldo e nel succo di limone per 30-45 minuti, procedendo poi a scolare la frutta. Per l’impasto, si uniscono tutti gli ingredienti in una ciotola, mescolando con un cucchiaio di legno, per poi lavorare il composto a mano su una superficie infarinata per 5 minuti. Si ripone l’impasto in un recipiente coperto con un panno bagnato, lasciandolo riposare per circa 1 ora fino al raddoppio del volume. Successivamente, si impasta di nuovo sulla superficie infarinata, incorporando la frutta imbevuta in modo uniforme. Si versa il tutto in una teglia imburrata da 20-23 cm di diametro, si copre con un panno bagnato e si lascia riposare in un luogo caldo per 20 minuti, finché il composto non raggiunge il bordo. Si cuoce in forno preriscaldato a 200 °C per 50 minuti. Per la decorazione, si lavora a crema il burro con le spezie e, una volta sfornato il dolce, lo si cosparge immediatamente con la miscela ottenuta prima di lasciarlo raffreddare.

Anche l’iconografia globale della lanterna ha un’origine interamente irlandese, legata alla leggenda popolare di Stingy Jack, un astuto fabbro condannato a errare per sempre nell’oscurità del mondo con il solo calore di un tizzone infernale inserito all’interno di una rapa svuotata: furono gli emigranti irlandesi nell’Ottocento a sostituire le rape con le zucche americane, più grandi e facili da lavorare. Un rarissimo esemplare originale di lanterna ricavata da una rapa dei primi del Novecento, dall’aspetto sinistro e rugoso, è custodito ed esposto presso il Museo Nazionale d’Irlanda.

Questa straordinaria eredità orale ha nutrito la letteratura gotica dell’isola e le sue creature leggendarie: il celebre Conte Dracula (1897) nacque dall’immaginazione del dublinese Bram Stoker, che crebbe ispirato dai racconti materni sulle epidemie e dalle leggende irlandesi dei neamh-mairbh, i morti viventi.

Accanto a Dracula, il folklore isolano popola la stagione di figure suggestive: la celebre Banshee (bean sí), lo spirito femminile il cui grido ammonitore anticipa il destino delle famiglie; il Dullahan, il temibile cavaliere senza testa che brandisce una spina dorsale umana come frusta; la dea fluviale Boann, graziosa royalty con una corona di nocciole attorno al collo; il Cú Sídhe, un cane spettrale dell’Oltretomba dagli occhi di fuoco e dalla pelliccia verde; e il Fear Dearg, un folletto vestito di stracci rossi che incarna lo spirito più ribelle, arguto e scherzoso della tradizione irlandese.

Pensare a questi antichi rituali attraverso i racconti storici, o sceglierli come mappa ideale per viverli di persona tra i paesaggi autunnali dell’isola, offre una chiave di lettura inedita sulla natura profonda di questa festa. Halloween torna così a rivelarsi per ciò che è sempre stato: una stagione di raccoglimento e di festa mitologica, una celebrazione del fuoco e della memoria comune, nata per illuminare i mesi di buio che attendono la terra.

 

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