Viaggio in Polinesia

Un giorno il dio Ma-u-i era uscito a pescare insieme ai fratelli: era stata una giornata fortunata, visto che erano riusciti a riempire le reti: avevano lavorato così tanto che i fratelli, stanchissimi, si erano addormentati, mentre Ma-u-i, più giovane, aveva continuato a pescare.
Ad un tratto la canna da pesca del dio aveva subito un fortissimo strattone: un pesce, molto grande, sembrava aver nuovamente abboccato.

Dopo aver inutilmente cercato di recuperare la lenza, Ma-u-i, aveva allora svegliato i fratelli per farsi aiutare e insieme, alla fine erano riusciti, con grande fatica, a portare verso la barca quello che credevano essere un pesce: in realtà si trattava di un’isola. Nel trambusto che ne era seguito, tutti gli altri pesci che avevano nelle reti, erano riusciti a liberarsi e a ritornare in mare.La leggenda narra che, da quel momento, tutti i pesci finiti in mare si trasformarono in isole, creando così quella che oggi conosciamo come la Polinesia Francese.

Nel corso di quasi 1000 anni, tra il 500 a.C. e il 500 d.C., navigatori provenienti dal sud-est asiatico si spostarono verso est con piroghe a vela, realizzate in legno e fibre vegetali.
Orientandosi con le stelle e grazie a venti e correnti, dopo lunghi giorni di navigazione, quegli uomini coraggiosi approdarono sulle bianche spiagge di queste incredibili isole, sparse più o meno al centro dell’Oceano Pacifico, ad oltre 17 mila chilometri dall’Italia e a metà strada tra l’America e l’Australia, una settantina delle quali, oggi abitate.

Sono cinque gli arcipelaghi che compongono la Polinesia Francese, 118 isole sparse su una superficie di oltre 4 milioni di chilometri quadrati dell’Oceano Pacifico, un’area di dimensioni analoghe all’intera Europa: in particolare si tratta degli arcipelaghi delle isole Marchesi; delle Tuamotu; delle isole della Società, (divise in isole Sottovento e isole Sopravento); delle isole Gambier e delle isole Australi, ognuna dei quali con un proprio carattere, una propria anima, oltre alle proprie peculiarità.

Trentacinque di queste isole rientrano nella categoria di quelle conosciute come le “Isole Alte”, per le grandi montagne che vi si trovano e ricoperte di una lussureggiante vegetazione, tra queste le isole della Società – tra loro, anche Tahiti – le Marchesi e le Australi.

Diverso invece il panorama offerto dalle altre 83 isole, le cosiddette “Isole Basse”, conosciute e ammirate in quanto “atolli”: tra queste le isole dell’arcipelago delle Tuamotu e, in parte, anche dell’arcipelago delle Gambier: tra quelle più conosciute e frequentate oggi dai turisti, ricordiamo Fakarava, Rangiroa e Hao nelle Tuamotu e Marutea e Tematangi, nelle Gambier.
L’arcipelago più famoso è sicuramente quello della Società, con le isole, tra le altre, di Tahiti, Moorea, Tahaa, Bora Bora e Raiatea.

Ci sono tante cose di queste 118 isole, di questo paradiso in terra, che colpiscono quanti hanno avuto, hanno e avranno la fortuna di visitarlo per compiervi una straordinaria vacanza: l’intensità dei colori, la generosità della sua natura e i suoi straordinari scenari, unici.
Senza dimenticare gli abitanti, con la loro gioia di vivere, la loro generosità, il senso dell’ospitalità, l’amore per la musica in tutte le sue forme, con l’uso di strumenti tradizionali quali  i “pahu” e i “toere”, ma anche attraverso l’armonia delle chitarre e  degli “ukulele”, che animano le “kaina”, le orchestrine locali. E poi la danza, che molto spesso condividono con i loro ospiti.

Il primo europeo a mettere piede in quella che è la Polinesia Francese fu, nel sedicesimo secolo, il navigatore Magellano, che si spinse sino a quello che oggi è chiamato l’arcipelago delle Tuamotu, seguito, nel 1767 dall’inglese Samuel Wallis, ricordato soprattutto quale scopritore di Tahiti. L’anno successivo fu infine la volta del capitano James Cook, che prese possesso delle Isole della Società.

Tra gli altri navigatori che approdarono tra questi arcipelaghi, Antonie de Bougainville il quale, stupito per la pace e l’armonia che regnava tra la popolazione, soprannominò Tahiti, “la nuova Citera”: dal 2004, la Polinesia Francese è diventata Paese d’Oltremare di Francia.
In questo difficile momento, causa la pandemia di coronavirus, per noi italiani e piuttosto complicato raggiungere qualunque arcipelago della Polinesia anche se, trattandosi di un Paese d’Oltremare di Francia, ci si potrebbe spostare come se fossimo in Europa e volessimo entrare nella Francia continentale, Paese che dal 15 giugno riapre le frontiere, ma che richiede ai viaggiatori, a chi entra, un’autocertificazione di buona salute.

Tuttavia, prima di acquistare un biglietto, prenotare un soggiorno, forse sarebbe meglio sentire la nostra Farnesina, il Ministero degli Esteri o l’Ambasciata di Francia, a Roma: solo allora, certi di come comportarsi, ci si potrebbe imbarcare verso questo straordinario paradiso in terra.