Mercati.
Corrispondenze dall’India

Salto sul risciò a pedali e ci gettiamo, contromano, nel caos di Old Delhi.

L’esperienza sensoriale è immediata e garantita.

Vertiginosa, un po’ tipo montagne russe, al luna Park.

Incenso. Ecco, il primo contatto è quello. L’incenso tocca le corde più intime. Le corde segrete, i meandri.

Poi entra in campo la vista, si accende grazie ai colori, al luccichio.

Un bailamme. Una sorta di pandemonio.

I bazar di Old Delhi sono un mondo a parte.

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Realtà al cubo.

Voglio spendere le mie rupie.

Comprerei qualsiasi cosa. Dalle sciarpette di seta ai bracciali. Un sari, magari rosso, orecchini, quanto mi piacciono. Scatoline dorate.

Provo un copricapo maschile, loro ridono….

Poi le statuine degli dei, i biglietti con le divinità. Olii per il corpo, prodotti per i capelli. Profumi. Gelsomino, inebriante, ma anche tutte le essenze pazzesche, sensuali, indiane.

Prima il Chandwi Chowk, con gli abiti e i gadget. Gonne di sonagli, da farci la ruota, mi sento così gipsy oggi…..

Mi dirigo verso la Jama Majid, la moschea che tanto mi piace, lì non mancano le bancarelle. Mi dirigo al Kinari Bazar, con la passamaneria. Rotoli e rotoli d’arcobaleno. osservo gli “zardozi”, con quei ricami in oro stupefacenti, così preziosi, tutti diversi, tutti unici.

Bevo e chiacchiero. Contratto certo, impossibile non farlo.

Vado al Ballimaran, per le pantofole, le pedule che sembrano fatte apposta per i miei piedi.

Le indosso, difficile scegliere, sono tutte morbide e finemente ricamate. Lo shopping a Old Delhi è un’esperienza stordente. Sfinente. Sfibrante, ma imperdibile e unica. 

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Ho fame e sete, mi avventuro, la Lonely Planet non mi aiuta, sono sola, scrivo a Luca, “chiedi ai tuoi colleghi dove posso mangiare qui”…., ma loro non mangiano a Old Delhi. Mi viene da ridere, prendo un risciò, bevo una Coca-Cola, con quella sono sicura. Due dolcetti indiani.

Ultimo stop, lo Spice Market, una festa per occhi e olfatto. Uno starnuto dopo l’altro, peperoncino di ogni tipo. Salgo sin sul tetto, da lassù mi sento la regina indiscussa di Delhi. Osservare dall’alto quel groviglio di cavi, il traffico di Old Delhi, col distacco giusto, da spettatrice, rende tutto singolare, ovattato. Mi riposo qui, sul tetto di piccioni, e incrostazioni, e calura. Mi riposo e osservo gli aquiloni colorati, al tramonto la città sembra rasserenarsi, fare pace con se stessa. La calma mi accompagna.

Compro frutta secca, curcuma, zenzero, cumino, cardamomo.

Osservo e mi perdo nell’andirivieni degli uomini con i sacchi pieni, spezie che fanno strade, come le briciole di Pollicino.  Strade di pepe e peperoncino, peperoncino scarlatto. Impossibile smarrirsi, impossibile anche che mi venga voglia di tornare a casa. Impossibile non scrivere e fermare pensieri.

Impossibile immaginarsi un altrove.

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